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Nordkapp Honeymoon 1986



30 Giugno – 19 Luglio 1986
viaggio in austria, germania, danimarca, svezia, finlandia, norvegia

con la partecipazione di alessandra e roberto

le tappe
 


Prefazione

Quello che andiamo ad intraprendere è, per noi, già un viaggio indimenticabile: 10000 chilometri, e forse più, 30 gradi di latitudine da superare, sette differenti nazioni da attraversare. Mai avremmo pensato di mettere in pratica un simile progetto!

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Lunedi 30 Giugno 1986.

Una vigilia intensamente vissuta, causa matrimonio, ci procura una sveglia ritardata che, cumulata ai saluti, ci consente di partire con il solito, immancabile, ritardo. Lasciamo Castel Gandolfo alle 8.15, quando il tachimetro segna 38200 chilometri. Inizia sotto il segno del bel tempo il nostro viaggio di nozze che, in pratica, è il regalo che ci facciamo per il nostro matrimonio. Un paio di intoppi e code, sul GRA, dovuti alla giornata lavorativa, rallentano non poco la nostra tabella di marcia. Imbocchiamo l'Autostrada del sole, al casello di Roma Nord, ed effettuiamo la prima sosta, dopo 223 km di viaggio, all'area di servizio Lucignano Est. Sono le 11.00 e, pur portando un ritardo di quaranta minuti, decidiamo di non rinunciare alle soste programmate per non tramutare il viaggio in una corsa e per non ritrovarci prematuramente stanchi. Facciamo così 30 minuti di sosta sperando di recuperare il ritardo in giornata. Il tempo si mantiene al bello e la temperatura ha raggiunto i 30 gradi, facciamo la prima spesa, dovuta all'aver dimenticato di comprare il pane, e ripartiamo. Arriviamo all'area di servizio Cantagallo Est, poco prima di Bologna, alle 13.40 dopo 416 km di viaggio e il ritardo si è mantenuto stabile. Ci fermiamo, secondo programma, un'ora, pranziamo e ci riforniamo di carburante. Prima di ripartire ci prendiamo anche un bel caffè, per svegliarci bene, in previsione della parte più stressante della giornata: trecento chilometri con temperature oltre i 30 gradi, nella monotonia della pianura padana. Ripartiamo alle 15.10, superiamo il Po ed arriviamo sulle sponde del Lago di Garda, dove è prevista la terza sosta. Ci fermiamo all'area di servizio Garda est alle 16.45, con un ritardo che ha superato l'ora. Il caldo si è fatto sentire nella piana toccando, in auto, i 35 gradi. Alle 17.15 ripartiamo e, dopo un'ora e mezza, siamo al casello di Bolzano Nord, pronti a lasciare l'autostrada del Brennero, presa a Modena, dopo 711 km di viaggio. Al primo bivio sbagliamo strada e imbocchiamo la statale verso il Brennero, anziché verso Bolzano, così arriviamo al Camping Gamp di Chiusa, Klausen come dicono qua, alle 19.30. Per nostra fortuna il market è ancora aperto, così possiamo comprare il pane, che ci serve per la cena. L'Isarco, il fiume che i farà compagnia fino al confine con l'Austria, scorre proprio davanti a noi, mentre l'autostrada ci passa sulla testa, sorretta da un poderoso e ardito viadotto. Dopo cena scendiamo alla stazione delle FFSS a telefonare e così abbiamo l'opportunità di ammirare a splendida valle sulla quale spicca il castello ancora illuminato dalla gialla luce solare. Chiudiamo la nostra prima giornata di viaggio alle 22.30, dopo 737 km. Abbiamo già superato 5 gradi di latitudine, Il Nord è ancora lontano, ma sappiamo di essere in posti che hanno molto in comune con la nostra méta: la lingua, gli abeti e la temperatura.

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Martedi 1 Luglio 1986.

Ci svegliamo alle 7.00, come da programma, facciamo colazione, al bar annesso al camping, già con uno spiccato sapore tedesco, paghiamo e partiamo con la solita mezz'ora di ritardo da recuperare. Riprendiamo l'autostrada al casello di Chiusa e ci dirigiamo verso il Brennero. Superata la barriera di Vipiteno, e pagato il pedaggio, arriviamo in vista della dogana italiana alle 9.10, a 794 km da casa. Prima di lasciare il sacro suolo patrio, cambiamo 596900 lire in 860 marchi tedeschi, come dire 694 lire per un marco. Arriviamo alla barriera austriaca alle 9.25 e, senza alcun controllo, imbocchiamo l'autostrada verso Innsbruck, ovvero 'Ponte sul fiume Inn'. Dopo pochi chilometri troviamo il casello a cui paghiamo il pedaggio in lire italiane e ci involiamo verso il confine tedesco. Dopo poco più di un'ora siamo a Kiefersfelden, un confine più di nome che di fatto. Abbiamo percorso 912 km da casa e, come previsto, la benzina comincia a fare l'occhiolino entrando nel territorio della Repubblica Federale. Facciamo sosta e pieno all'area di servizio Inntal, ovvero 'Valle del fiume Inn', ove troviamo l'Agip. Ci fermiamo mezz'ora, come previsto, e così facciamo un po' di conti. Abbiamo percorso 928 km consumando 50 litri di carburante, il ché ci dice che la Panda vola a 18.56 chilometri al litro. Scopriamo anche che la 'zuper', in Germania, costa 820 lire, in base al cambio che abbiamo fatto al Brennero. Ripartiamo alle 11.20 dirigendo verso Monaco. Imbocchiamo la A8, Salzburg-Munchen, una delle migliori 'autobahn' tedesche: due carreggiate con tre corsie più quella di emergenza. Viaggiamo meravigliosamente, la temperatura è salita a 26 gradi, il tempo è bello, il fondo stradale è buono e asciutto. Tanta tranquillità ci fa perdere di concentrazione, così ci accorgiamo tardi di aver superato lo svincolo per la A99, il grande raccordo autostradale che aggira Monaco. Siamo così costretti, nostro malgrado, ad attraversare la capitale della Baviera. Usciamo dal labirinto, accompagnati dagli accidenti di un camionista, che sono già le 12.15 ed imbocchiamo la A9 per Nurnberg. In perfetto orario ci fermiamo per il pranzo in un'area di parcheggio, subito dopo aver superato il Danubio, in prossimità di Ingolstadt. Ripartiamo alle 14.30, con mezz'ora di ritardo sul previsto, dopo un pranzo leggero, terminato con un caffè e un cioccolato pagati 1.50 marchi l'uno. Come al solito la parte pomeridiana della tappa è stressante, infatti non riusciamo a recuperare ed effettuiamo così la prevista sosta alle 16.15, presso Wurzburg. Abbiamo già percorso1269 km e, nelle ultime due ore, la temperatura in auto si è assestata a 33 gradi. Ripartiamo dopo mezz'ora così, alle 18.00, possiamo lasciare l'autostrada per dirigerci verso Hunfeld, dove troviam il camping splendidamente posizionato tra gli alberi e assolutamente silenzioso. Ci fermiamo alle 18.20, dopo una tappa di 675 km che portano il totale a 1412 km. Chiudiamo al giornata freschi e riposati, dopo una bella doccia e la cena.

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Mercoledi 2 Luglio 1986.

Ci svegliamo regolarmente alle 7.00, la temperatura è di 14 gradi ed, in terra, è molto umido. Il sole è già alto da un pezzo e la sua presenza ci annuncia un'altra torrida giornata. Tra toilletta, il rifornimento di carburante ed il cambio della valvola di una ruota, partiamo che sono le 9.10, come dire oltre un'ora di ritardo. Quella che cominciamo è una delle tappe più impegnative di tutto il viaggio: prevediamo di percorrere 681 km e di traghettare verso la Danimarca. Durante la notte abbiamo avuto come vicini di tenda equipaggi danesi, norvegesi, svedesi e finlandesi. Tutti, ovviamente, muniti di Volvo. Abbiamo anche visto i primi ciclocampeggiatori, così frequentemente incontrati lo scorso anno. Da come abbiamo viaggiato ieri abbiamo imparato una cosa che, certamente, ci tornerà utile nella progettazione dei nostri futuri viaggi. Le tappe pomeridiane sono le peggiori, al caldo si somma il torpore e la sonnolenza dovuti alla digestione, per cui è saggio mangiare poco e leggero, prendere un bel caffè, possibilmente all'italiana, e, sopratutto, percorrere poca strada, per non dover raggiungere velocità pericolose. Il tempo persiste al bello e la temperatura è salita a 25 gradi quando, alle 9.25, superiamo l'uscita di Kircheim, la nostra méta di ieri. Da qui inizia la tappa odierna. Verso le 10.20, in prossimità di Gottingen, abbiamo la visione, apocalittica, di un incidente stradale occorso sull'altra carreggiata e dei conseguenti chilometri di fila: c'è addirittura chi è sceso dall'auto e si è messo a prendere il sole. La prima sosta la facciamo all'area di servizio Seesen, alle 11.00, solo per un quarto d'ora, visto il ritardo che abbiamo sulla tabella di marcia. Oggi siamo un po' costreti a viaggiare a ritmo da corsa. Il caldo comincia a farsi insistente. Superiamo l'area di servizio Hannover Wulfrode a mezzogiorno, sotto un sole cocente, ma, nonostante cio', viaggiamo con una certa speditezza, senza incontrare intoppi di sorta. Ci sorpassano in continuazione auto danesi e svedesi, forse per loro le ferie sono già finite ed è probabile che le ritroveremo tutte in fila davanti a noi all'imbarco di Puttgarden. Ci fermiamo per il pranzo all'area di servizio Brunautal, ad una trentina di chilometri da Hamburg. Arriviamo alle 13.00 e, dopo un pranzo teutonico composto da 'pisellone' con senape, patatine fritte, insalata, pane integrale e 'bier', ripartiamo alle 14.00. Durante la sosta abbiamo lasciato l'auto al sole così troviamo un forno a 35 gradi ad attenderci. Dopo neanche mezz'ora di viaggio, lasciata la A7 e presa la A1, superiamo il Suder Elbe, ovvero il ramo sud del delta dell'Elba e, poco dopo, sfiorando Hamburg, superiamo anche il Norder Elbe. Dirigiamo verso Lubeck, ove arriviamo poco dopo le 15.00. Facciamo una sosta strategica, come dire fare il pieno al prezzo più basso d'Europa, all'area di servizio Neustadter Bucht, l'ultima prima dell'imbarco per la Danimarca. Con il carburante immagazzinato contiamo di attraversare tutta la piana danese, in modo da evitare, oltre che altre soste, anche di pagare la bezina quasi al pezzo italiano. Ci fermiamo alle 15.20 e, per un po', ci godiamo la vista del golfo, bello, azzurro, costellato di barche a vela, surf e traghetti. Ripartiamo dopo poco più di un quarto d'ora ed arriviamo a Puttgarden alle 16.20, con una sola ora di ritardo sulla tabella di marcia. Pensiamo bene di fare un affare acquistando il biglietto 'transit', ovvero un solo biglietto da Puttgarden a Rodby e da Helsingor ad Helsingborg in Svezia. Solita fila e solita attesa sotto un sole cocente a 33 gradi. Le code sono formate da vetture ed automezzi d'ogni tipo e con targhe d'ogni dove, con una leggera prevalenza per quelle scandinave. E' incredibile constatare quanta fantasia usa la gente pur di andare in vacanza. Salpiamo alle 17.15 e, sul traghetto, veniamo a sapere che il biglietto di transito, in nostro possesso, deve essere sfruttato in giornata. Così, partiti in ritardo, ci troviamo costretti a raggiungere la Svezia con un giorno d'anticipo. Alle 18.15 sbarchiamo a Rodby ed iniziamo un velocissimo volo verso Helsingor. Come un film accelerato vediamo scorrere davanti ai nostri occhi, e sotto le ruote della nostra Pandavan, i paesaggi ammirati lo scorso anno in due o tre giorni, così, tra ricordi ed impazienza, arriviamo all'imbarco alle 20.40. Ci avvertono che l'attesa prevista è di un'ora e venti ma poi, forse mossi a compassione dalle nostre facce stanche ed assonnate, ci infilano su un traghetto alle 21.20: la Panda è piccola ed entra dappertutto. Sul traghetto abbiamo qualche difficoltà con il cambio, dato che ancora non conoscono i nuovi tagli delle nostre banconote. Per fortuna l'impiegata si fida e ci cambia mezzo milione in duemila corone svedesi. Sono 250 lire per corona, solo a Stoccolma ci accorgeremo che è stato un vero e proprio furto. Sbarchiamo ad Helsingborg alle 21.45 e troviamo ad accoglierci una splendida cittadina, tinta di rosso sotto la luce del sole basso all'orizzonte ma ancora lontano dal tramontare. Le strade sono alquanto spopolate, il che ci sorprende un po', data la luce presente. Recandoci al campeggio, che peraltro troviamo esaurito, ci rendiamo conto pero' dell'ora tarda. Verso le 22.00 imbocchiamo la E4 verso Stoccolma, nella speranza di trovare un'area di parcheggio, stile danese, ove pernottare. Lo sbarco in terra scandinava ci ha fatto un po' saltare i piani, così non ci troviamo subito a nostro agio con la segnaletica stradale radicalmente diversa da quella nostrana. Le aree di parcheggio sono assai rare così, dopo un paio di tentativi andati a vuoto, ne troviamo una, superata Astorp, in comune di Klippan. Quando arriviamo noi è già abbastanza affollata, ci sono camper, roulotte e tende ma, nonostante sia ancora perfettamente giorno, data l'ora, dormono tutti. Anche se siamo profondamente stanchi, purtuttavia il nostro ritmo biologico, scandito dall'alternarsi del giorno e della notte, ci fa sentire in contraddizione andare a dormire con un chiarore ancora così netto. Chiudiamo la nostra giornata, della quale abbiamo perso un po' il controllo, alle 22.30 dopo aver percorso 839 km, un vero eccesso.

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Giovedi 3 Luglio 1986.

Sveglia alle 6.30, un po' provocata dall'inizio di alcuni lavori stradali poco distante, un poco preventivata nel tentativo di evitare l'ennesima partenza ritardata. La notte, notte si fa per dire visto che qua è sempre chiaro, s'è portata via tutti i malanni e la stanchezza restituendoci la freschezza ed il buon more per goderci appieno il primo tratto veramente nuovo del nostro viaggio. Nell'area di parcheggio è sistemato un carro ferroviario vecchia maniera a testimoniare le tradizioni ferroviarie della zona. La temperatura è di 10 gradi, ma le zanzare volano tranquille a caccia delle loro prede, che poi saremmo noi. C'è diffusa foschia ma il cielo sembra sereno ed il sole riesce a filtrare senza scaldare troppo. Partiamo alle 8.45, pressoché in orario con la tabella di marcia, visto che abbiamo accumulato un vantaggio di circa centosettanta chilometri. Alla partenza la temperatura è salita a 20 gradi ed il sole, diradata la foschia, risplende forte e chiaro. Percorrendo la E4, siamo a 531 km da Stoccolma e già abbiamo cominciato a vedere qualcosa di nuovo, persino rispetto alla limitrofa Danimarca. Le auto viaggiano tutte, obbligatoriamente, con gli anabbaglianti accesi, inoltre la corsia di marcia normale, su strade a quattro corsie, è quella di destra centrale. Si cammina in mezzo alla strada e, nel caso un'auto più veloce sopraggiunga, non deve sorpassare, dato che le vetture più lente che la precedono, devono lasciarle via libera spostandosi sulla corsia di destra. La segnaletica orizzontale è quasi esclusivamente composta di righe bianche tratteggiate, più lunghe quelle centrali, più corte quelle laterali. La segnaletica verticale presenta qualche aspetto insolito, come il segnale di attenzione agli alci o il segnale che indica la presenza di un WC, composto da un bel cuore su una porticina: chissà quale sollievo deve aver provato chi l'ha inventato. La strada si snoda attraverso un paesaggio composto da un continuo alternarsi di campi coltivati e boschi di abeti e pini, tra i quali si intravvedono spesso deliziosi specchi d'acqua, molto articolati e pieni di isolette. Il tempo è buono, il sole risplende e la temperatura è salita a 30 gradi quando, alle 10.30, superiamo lo svincolo di Varnamo. Alle 11.20 lasciamo l'autostrada per dirigerci al colle Taberg, poco prima di Jonkoping. Arriviamo in cima a questo nero cumulo di minerale ferroso dopo una breve, ma ripida, salita. Il posto è ventilato e si godono magnifici e sconfinati panorami su tutta la regione circostante ma non è vero che da quassù si possa ammirare il lago Vattern. Ripartiamo alle 11.50, per fermarci poco dopo, a valle, a fare un po' di spesa in un supermercato di Norrahammar. Alle 12.30 siamo nuovamente in viaggio. Attraversata Jonkoping, costeggiando la riva orientale del Vattern, arriviamo a Granna alle 13.10. Data l'ora, cogliamo l'occasione per effettuare una unica sosta per visitare questa graziosa cittadina e per pranzare. Facciamo un giretto lungo la via principale, tanto per accertarci che Granna non usurpa affatto la fama che l'accompagna. Favorita dal tempo, sempre al bello, la cittadina ci offre splendidi panorami sul lago solcato da vaporetti che la collegano a Visingso, l'isoletta posta al centro dello specchio lacustre. I negozi sono tutti aperti con le solite insegne variopinte che richiamano tanto alla mente la, non lontana, Danimarca, ciò è probabilmente dovuto al fatto che, durante la stagione invernale, sono proprio queste le poche ore della giornata illuminate dal sole e durante le quali circola più gente. Lasciamo Granna alle 14.15 e riprendiamo l'autostrada verso nord. Macinando chilometro dopo chilometro, lungo i cigli notiamo numerose volpi rosse, o presunte tali, uccise dalle auto in corsa durante un loro infelice tentativo di attraversamento. Alle 15.35 siamo costretti ad una sosta fuori programma. Lasciata la riva del Vattern presso Odeshog e superate Mjolby e Linkoping, siamo fermi a Norsholm, dove la E4 incrocia il Gota Kanal. La strada è interrotta dal ponte levatoio aperto per consentire il transito ad uno dei numerosi battelli in servizio su questa lunghissima ed antichissima via d'acqua da Goteborg a Stoccolma. L sosta, oltre che interessante, non è molto lunga così, alle 16.00, siamo già fermi davanti la stazione ferroviaria di Norrkoping. E' questa una moderna città, spaziosa e piena di verdi parchi, di sole e ... di belle ragazze. Forse siamo arrivati nella vera Svezia! Cifermiamo una mezz'ora, come da programma, rimpiangendo il fatto di non disporre di maggior tempo. Facciamo due passi nel parco e ripartiamo alle 16.30 in direzione Stockholm. Arriviamo alle porte della capitale alle 18.45, presso il camping Bredang che, purtroppo, troviamo esaurito. Finiamo al Satra Camping, ricavato all'interno di un centro polisportivo, certamente non all'altezza della situazione. Ci finiamo di sistemare alle 19.10 e, in pieno giorno, facciamo la doccia e ceniamo. Il tachimetro segna 41028 km, oggi ne abbiamo percorsi solo 577, ma il totale è salito a 2828. Il viaggio è stato più rilassante delle tappe degli ultimi giorni, forse anche per il fatto che abbiamo cominciato a battere nuove strade.

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Venerdi 4 Luglio 1986.

Incredibile a dirsi ma, questa notte, una impellente necessità fisiologica ci ha fatto scoprire che effetto fa essere arrivati a 59° 20' di latitudine nord. Alle quattro del mattino il sole era già sorto e ben alto nel cielo sereno. Purtroppo alle sette, alla sveglia programmata, abbiamo la sgradita sorpresa di accorgerci che piove. Ci sembra di essere tornati indietro di un anno quando, dopo tre giorni torridi di viaggio, dovemmo visitare Kobenhavn sotto una pioggia insistente. E' forse destino che non dobbiamo vedere queste capitali nordiche sotto il sole ma, riflettendoci bene, esse ci rivelano la loro vera identità proprio in giornate come questa, che pensiamo siano usuali da queste parti, visto l'indifferente comportamento della gente. Neanche terminate queste considerazioni che il tempo ci smentisce ed il sole riprende il suo posto scintillante in un cielo limpido. La nostra visita inizia con una colazione al bar della stazione Fruagen della Tunnelbana, la metropolitana vichinga. Prima di salire sul treno, acquistiamo la Turist Card, una sorta di abbonamento intera rete valido, sia in metro che sui bus, per 24 ore dal primo utilizzo. Saliamo poi sul treno 14 che da Fruagen ci porta a Gamlastan, ovvero la città vecchia, dove scendiamo. La Gamlastan è la parte più vecchia della città e sorge tutta raccolta su un isolotto. Per prima cosa visitiamo la Riddarholms Kyrkan, una delle più antiche chiese cittadine, quindi dirigiamo per il Wrongel Palace e la Birger Jarl Tower. Passeggiando lungo il molo di Riddarholmen, al di là di uno degli innumerevoli canali, vediamo meravigliosamente riflesso nell'acqua lo Stadshuset. Arriviamo quindi al Palazzo Reale, qui detto Kungliga Slottet. Faciamo un giro della cinta delle sue mura esterne ammirando, al di là del canale, Skeppelsholmen, un'altra isoletta che compone il mosaico su cui sorge Stockholm. Seguendo il perimetro del Palazzo, entriamo in Stortoget, la piazza più antica di Stoccolma. E' molto stretta e vi si affacciano i più vecchi edifici della città. Di qui si dipartono le vie più caratteristiche e tradizionali, piene di negozi di souvenir. Ci facciamo una bella passeggiata in attesa che si faccia l'ora del cambio della guardia reale. Al suono della fanfara entriamo frettolosamente nel cortile del Palazzo Reale ed assistiamo all'intera cerimonia che, a dire il vero, non è che abbia alcunché di particolare, anzi si potrebbe definire lunga e monotona. Tra la noia, riusciamo lo stesso a carpire un motivo di interesse costituito dalla ricerca , tra gli elementi dei corpi di guardia, delle donne. Ne individuiamo una decina, alle quali fuoriesce una folta coda bionda da dietro l'elmetto. Terminata la cerimonia, sempre passeggiando, ma con più lena, dato l'appetito che comincia a farsi sentire, dirigiamo verso la zona affaristica della città. Sostiamo brevemente in una banca, giusto il tempo per cambiare un poco di lire in marchi finlandesi. Arriviamo così a Sergels Torg, ovvero il cuore economico della città, la piazza nelle vicinanze della quale si ergono gli edifici più importanti per la vita amministrativa cittadina e nazionale. Che il luogo sia un importante nodo lo si avverte perfettamente dal caotico movimento che vi regna. Sotto l'influsso dei morsi della fame, decidiamo di non frapporre altri indugi al pranzo. Raggiungiamo, più per bisogno, che per averne seguito le indicazioni, il più vicino punto Mc Donald e facciamo anche l'esperienza del fast food. La cosa non ci dispiace e la classifichiamo tra le esperienze da ripetere, data l'economicità e la rapidità di esecuzione. Dopo il pranzo, dato che i negozi effettuano orario continuato, ci rechiamo all'NK Department. Uno dei grandi magazzini più 'in' della città, ove è possibile trovare di tutto, ma di buona qualità. All'uscita dal magazzino ci sediamo in Stureplan per spedire 34 cartoline. Al termine dell'operazione, si son fatte le 16.00 e, sfruttando l'abbonamento fatto la mattina, riprendiamo la metro e scendiamo alla Stazione Centrale. By feet proseguiamo per lo Stadshuset, ovvero il municipio. L'edificio è molto interessante e richiama alla mente l'architettura inglese delle università e delle cattedrali. In finale di giornata, alle 19.00, dopo aver scattato un rullino di fotografie per questa città che ha la pretesa di essere paragonata a Venezia ma che, a parte forse lo scorrere dell'acqua a fianco degli edifici, non ha nulla a che vedere col gioiello nostrano, ci rechiamo a fare un'abominevole cena al Konditori S. Anna. Riprendiamo la metro per tornare al camping e assistiamo, dal vivo, alle molestie subite da una ragazza ad opera di un giovanotto completamente ubriaco. L'alcolismo, molto diffuso e combattuto nei paesi nordici, si scatena soprattuto nelle serate del venerdì e del sabato producendo i suoi più estremi effetti. Chiudiamo la giornata alle 23.00, quando è ancora giorno, con il cielo di nuovo coperto dopo una bella giornata calda e assolata, malgrado i nefasti sintomi mattutini. La temperatura si assestata a 23 gradi ma aleggia nell'aria una sensibile umidità.

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Sabato 5 Luglio 1986.

La sveglia suona puntualmente alle 7.00 e, quando ci alziamo, il termometro segna 18 gradi ed il tempo si può definire variabile. Questa notte abbiamo dormito in compagnia di un altro equipaggio italiano arrivato quassù con una Fiat Regata e tenda sul tetto. Sono una coppia di Reggio Emilia, forse anche loro diretti a nord. Quando partiamo stanno ancora dormendo e così non possiamo avere soddisfazione della nostra curiosità, ma speriamo di incontrarli di nuovo. Oggi ci spetta una tappa abbastanza lunga ed altrettanto ricca di cose nuove. Dovremmo attraversare grandi fiumi e città sempre più caratteristiche, senza contare che ci avvicineremo sensibilmente al favoloso Circolo Polare. Partiamo dal camping alle 8.20 e riprendiamo la E4 in direzione di Uppsala. Attraversiamo velocemente Stoccolma e dirigiamo a nord. Il cielo si è di nuovo coperto, ma ancora non piove, così diamo un'occhiata al paesaggio, non molto diverso da quello che precede Stoccolma. Boschi, vasti campi coltivati e laghi si alternano in continuazione, mentre pini ed abeti cominciano a mescolarsi con le betulle. Arriviamo ad Uppsala alle 9.20, dopo 84 chilometri di strada. Già prima di entrare in città sono ben visibili, scure contro il chiaro cielo coperto di nubi, le guglie della famosa cattedrale. Uppsala ci sembra una cittadina tranquilla e veramente valida dal punto di vista culturale. Non visitarla sarebbe stato un imperdonabile errore. La cattedrale è senz'altro la più bella che abbiamo visto fin'ora. Ricca di arte e di tesori, custodisce, nelle tombe che ospita, buona parte della storia svedese e scandinava. La cittadina offre al turista angoli veramente graziosi, nettamente contrastanti con quelli caotici e affollati, che simo abituati a vedere dalle nostre parti. Un esempio per tutti sono i minuscoli mercati rionali, ordinati, puliti e silenziosi, nei quali si vende soprattutto verdura e frutta. Lasciamo Uppsala, a malincuore, dopo poco meno di un'ora di visita e riprendiamo la E4 verso Gavle. Purtroppo dobbiamo rinunciare a Gamla Uppsala, ovvero l'antica Uppsala, poiché abbiamo accumulato circa un'ora di ritardo sulla tabella di marcia. Alle 11.10 superiamo il Dalalven, ormai prossimo alla foce, che ci annuncia l'imminente ingresso in Gavle. Sono un poco inusuali per noi le foci di questi fiumi, tutte molto ampie, punteggiate di isole e con il bosco, che soteggia la strada già dalla periferia di Uppsala, che quasi ci precipita dentro. Dopo un quarto d'ora, arriviamo a Gavle, che non visitiamo per non perdere altro tempo sulla tabella di marcia e dirigiamo verso Sundsvall. Il tempo continua a cambiare ed il paesaggio si è fatto ondulato. Da alcune alture possiamo vedere che la foresta, entro cui si snoda la strada, arriva ben oltre l'orizzonte. Ammiriamo panorami assolutamente stupendi. Superiamo, senza soste ed a buona andatura, prima Soderamn, poi Hudiksvall ma, alle 13.30, ci fermiamo per il pranzo in un'area di servizio presso Harmager. Come è ormai consuetudine, cogliamo l'occasione per fare anche rifornimento, e così veniamo raggiunti dalla pioggia. A dire il vero la cosa non sembra avere l'aria di voler durare a lungo. Dopo poco meno di un'ora di riposo, ripartiamo sotto un cielo, completamente coperto di nubi, che ci regala una pioggerellina insistente, ma non molto fastidiosa. Qualche chilometro più avanti cominciamo l'attraversamento delle foci dei più grandi fiumi scandinavi. A Njuruda superiamo il Ljunganalven e poco dop entriamo a Sundsvall. Di qui riprendiamo un breve tratto di autostrada che ci accompagna fino a Timra, alla foce dell'Indalsalven. L'ondulazione del territorio ci permette di vedere angoli deliziosi, formati dalle anse di questi fiumi, da scogli e da isolette boscose, popolate di volatili. Terminata l'autostrada, sempre seguendo la E4, arriviamo ad Harnosand, altra cittadina veramente stupenda. Composta di tutte casette di legno variopinto, richiama alla mente le città meridionali degli Usa durante la guerra civile. Senza sosta arriviamo a Lunde, che ci introduce alla foce dell'Angermanalven. Assolutamente grandiosa. Dobbiamo percorrere tre arditi viadotti per averne ragione: sembra quasi un braccio di mare. Proseguendo senza soste la nostra corsa verso nord, perveniamo ad Ornskoldsvik, che sono le 17.15. Qui ci fermiamo una mezz'oretta per il rifornimento ed il cambio di guida. Con la pioggia e la temperatura scesa a 18 gradi, ripartiamo alle 17.40. Lungo il percorso incontriamo ancora idilliaci laghetti e sempre più rade coltivazioni, nascoste nel folto della foresta, che sembra non volerci più abbandonare. Le abitazioni tra una città e l'altra, sono divenute assolutamente rare. Dopo un'ora di viaggio, arriviamo all'Umea Camping, nostra meta odierna. Il campeggio è tra i migliori che abbiamo frequentato quest'anno. Ben disposto, ordinato, pulito, silenzioso, con molto verde ed ottimi servizi. C'è anche la tradizionale sauna. Sotto un cielo coperto, che ogni tanto ci regala un po' di acqua, e ad una temperatura di 16 gradi, ci facciamo la doccia e ceniamo. Dopo questa tappa di 722 chilometri, cominciamo a farci un'idea di quello che è il nord: insetti, freddo e luce. Da oggi non avremo più notte per un pezzo. Nella tenda cominciano a fare la loro parte le coperte di lana. Quando ci corichiamo il tachimetro ci segna 3550 chilometri già percorsi.

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Domenica 6 Luglio 1986.

Consueta sveglia alle 7.00 a conclusione della prima delle nostre 'notti bianche' del nord. Il cielo è ancora coperto mentre il termometro segna 17 gradi ed una leggera brezza proveniente dal mar Baltico, poco distante, accentua il senso di fresco dovuto alla temperatura. Abbiamo dormito belli caldi, con canottiere di lana, pigiami e due coperte. Facciamo colazione a base di caffè espresso, tanto per non dimenticare la nostra lontana Italia, e biscotti Plasmon. Partiamo alle 9.00, quando la temperatura è già salita a 22 gradi. Siamo un poco in ansia per il fatto che, da due giorni, non riusciamo a metterci in contatto con le nostre case. Lasciata Umea, riprendiamo la E4 pressoché in solitudine, cosa poi non tanto strana considerando il fatto della giornata festiva. Lungo la strada cominciano a comparire segnalazioni e scritte di chiara origine finlandese mentre la foresta di pini e betulle, che ci aveva lasciato alle porte di Umea, è tornata a fare la sua gradita compagnia. Fiancheggiamo Gumboda, nome più da savana che da tundra, in totale quattro case più una falegnameria, più grande del paese stesso, e notiamo che il grano qui è stato già mietuto, anche se ancora verde, al contrario delle regioni meridionali ove ancora era all'essiccazione. Ogni tanto, all'improvviso, compaiono in mezzo al bosco, bellissime casette di legno variopinto, tutte con serra, giardino e piccolo garage. Le nubi in cielo creano forti contrasti di luce, che si riflettono sulla immensa distesa verde della foresta che ci accompagna. Arriviamo a Lovanger alle 10.00, e qui effettuiamo la sosta mattutina, cogliendo l'occasione per visitare la locale Kirkstaden. E' questa un gruppo, piuttosto numeroso, di case di legno costruite dai pellegrini che, in tempi passati, percorrevano centinaia di chilometri per venire a visitare la locale chiesa con annesso caratteristico campanile. Le casette oggi ospitano, soprattutto, carestosi negozi di souvenir. La passeggiata attraverso le strette viuzze sterrate della kirkstaden più cospicua della Svezia si conclude, sotto un limpido e tiepido sole, alle 10.30 allorché ci immettiamo, nuovamente, sulla E4 in direzione nord. Nei pressi di Hokmark il sole, e la strada che si arrampica su alcuni rilevi, ci regalano stupendi panorami sulla foresta e i numerosi laghi che essa cela. Come tipologia di flora non possiamo dire che il bosco, che ci circonda, sia di molto diverso da quelli già visti in Germania o sulle nostre Alpi, ma qui i bassorilievi ed il fatto che si estenda anche in pianura, fin sulla riva del mare, lo rendono di una dimensione inusuale per noi. In fono sono già ottocento chilometri che questi alberi non ci abbandonano, se non per lasciare spazio a qualche cittadina. Superiamo Skelleftea alle 11.00 proseguendo senza sosta verso Pitea dove arriviamo un poco ansimanti con l'impellente necessità di mangiare e rifornirci di carburante. Se la prima cosa viene risolta rapidamente, recandoci ad uno delgi immancabili fast food, la seconda ci crea qualche difficoltà, dovuta la fatto che, essendo domenica, i distributori funzionano solo come self service. Un gentile signore ci spiga pazientemente il funzionamento delle pompe, che ci rilasciano regolare ricevuta del carburante prelevato e del prezzo pagato. Mentre divoriamo il solito panino big burger da due etti e patatine fritte, una brillante idea ci consente di prendere contatto con l'Italia. Bastava aspettare il suono di libero, dopo aver inserito il prefisso internazionale. E' proprio vero che, a stomaco pieno, ogni cosa riesce meglio. Ripartiamo alle 13.15 e, poco meno di un'ora più tardi, presso Ranea, facciamo il nostro primo incontro con le renne. Sono tre, assolutamente immobili al centro di un campo mietuto, sembrano quasi imbalzamate. Siamo al 3863esimo chilometro di viaggio. Superiamo in volata anche Tore, oltre la quale notiamo che gli alberi, pian piano, stanno decrescendo di statura e, diradandosi, permettono al sottobosco di svilupparsi. Una decina di chilometri prima di Kalix incontriamo il Kalixalven che, col suo scorrere impetuoso, si accosta alla strada sulla sinistra, e ci accompagna fino alle porte della città. Si fanno sempre più numerosi i nomi con desinenze finniche infatti, alle 15.15, arriviamo ad Haparanda la città svedese di confine. Qui sostiamo una mezz'oretta, per bisogni fisiologici e tecnici, leggi rifornimento. Durante ola sosta veniamo avvicinati da un simpatico motociclista marchigiano che ci dipinge, con toni abbastanza foschi, la sua personale avventura a Capo Nord. Affatto scoraggiati dalle notizie forniteci dal nostro singolare informatore, ripartiamo alle 15.45 e, traversando il deserto posto di frontiera, per effetto del fuso orario, perdiamo di colpo un'ora. Decidiamo comunque di fare riferimento al fuso orario svedese e, quindi, non rimettiamo gli orologi. Diciassette chilometri oltre, voltiamo a sinistra, abbandonando la E4 nostra inseparabile compagna per così tanti chilometri. Dirigiamo verso Rovaniemi, capitale della Lapponia finlandese, posta a brevissima distanza dal favoloso Circolo Polare Artico. L'ingresso nella Lapponia ci viene annunciato dall'odore fetido degli stagni celato dalla foresta che, nel frattempo, si è fatta sempre più bassa a tutto vantaggio delle betulle che, pian piano, stanno diventando più numerose dei pini. La strada si snoda nella più assoluta mancanza di presenza umana, mentre il cielo tende al variabile e la temperatura si mantiene sui 25 gradi. Costeggiando per lunghi tratti il fiume Kamijoki, possiamo vedere sulle sue acque il fluitare dei tronchi diretti alle segherie poste a valle. Mentre la foresta, ormai composta quasi esclusivamente di betulle, muta sempre più verso un continuo di arbusti, a 35 chilometri da Rovaniemi incontriamo niente meno che Santa Klaus, con al sua renna al guinzaglio. Qui infatti è posto il villaggio di Babbo Natale a cui scrivono le loro richieste i bambini di mezzo mondo. Arriviamo all'Ouanaskoski Camping di Rovaniemi alle 17.30, ora dell'Europa centrale, e vi troviamo la sorpresa di una Air Camping su una Fiat Uno, anch'essa proveniente da Capo Nord. Il camping è posto di fronte al fiume, proprio a ridosso del famoso ponte, stradale e ferroviario, i cui pilastri sono continuamente bombardati dai colpi dei tronchi fluitanti, la cui quantità ha qui raggiunto dimensioni maestose. Si ha la sensazione di assistere al passaggio di una sola, enorme zattera lunga chilometri e chilometri. Ci sistemiamo, ci rinfreschiamo e ceniamo, dopodiché, alle 20.40, usciamo per vistare la città, inconsci dell'ora tarda, inutile dire che sembra mezzogiorno, e della giornata festiva. Facciamo giusto un giretto, non è che la città offra molto. Vediamo la cattedrale, attraversiamo più volte il ponte di ferro e legno, scriviamo qualche cartolina e, alle 22.00, torniamo a casa. Dato che il cielo si è rasserenato, decidiamo di attendere la mezzanotte, così, quando i nostri orologi segnano le 24.00, chiudiamo la nostra prima giornata lappone, con molta luce ed il sole nascosto dietro i palazzi della città ad indicarci il nord. Abbiamo percorso 4098 chilometri e siamo qui, alla frontiera naturale della terra del sole di mezzanotte.

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Lunedi 7 Luglio 1986.

Sveglia alle 6.30, la temperatura è già a 18 gradi, non c'è vento forte, ma solo una leggera brezza, il cielo è coperto ma, fortunatamente, non piove. Partiamo alle 8.00 e, traversato di nuovo il ponte, ci inseriamo sulla SS4 in direzione di Sodankyla. Alle 8.15 un gigantesco cartello ci annuncia che stiamo attraversando i fatidici 66 gradi 33 primi di latitudine nord, corrispondenti al Circolo Polare Artico. Stiamo entrando nella terra del sole di mezzanotte. Senza sosta ci tuffiamo nella foresta che si è fatta di nuovo alta e folta. Non troviamo alcuna traccia delle città riportate sulla carta stradale, a meno di non farle corrispondere a quei gruppi di quindici, venti case che incontriamo a distanza di decine di chilometri l'uno dall'altro. Minuscoli villaggi, celati dall'immensità di questa maestosa foresta che si stende a perdita d'occhio, attraversata soltanto da sentieri e da questa strada, che stiamo percorrendo in assoluta solitudine, potendo così sfruttare al massimo le doti di regolarità della vettura. Ammirando al bellezza e la crudeltà del paesaggio, ci domandiamo come fanno gli abitanti di queste zone a vivere e a comunicare con il resto del mondo quando a queste immense distanze si aggiungono il gelo e la neve di sette, otto mesi l'anno. Mentre facciamo queste considerazioni, ci imbattiamo nella preventivata difficoltà delle strade sterrate. Dopo 78 chilometri di marcia, percorriamo undici lunghi chilometri d'inferno, bersagliati dai sassi lanciati in aria dai numerosi autocarri impegnati nei lavori di ripristino del manto stradale. Ci sembra quasi un miracolo allorché, terminato il tratto sterrato, uscendo dal folto della foresta, ci troviamo su una strada esageratamente larga e ben tenuta. Inconsueti segnali di avviso ci permettono di comprendere che, quella che stiamo percorrendo, altro non è che una pista di atterraggio. Evidentemente, d'inverno, il mezzo più rapido e sicuro di comunicazione tra i numerosi casali sparsi nella zona e il più vicino centro commerciale è l'aereo. Dopo quasi un chilometro, la strada si restringe di nuovo, rituffandosi nell'oceano verde della foresta. Percorriamo un altro breve tratto di sterrato, dopodiché la strada sembra continuare in maniera decente. Alle 9.30 decidiamo di fermarci, per inoltrarci nel fitto bosco, per seguire le indicazioni di un cartello che ci segnala souvenir. Non è il primo che incontriamo, ma ora la curiosità è tanta che decidiamo di togliercela. Dopo qualche centinaio di metri, entriamo in una casa lappone il cui ingresso è adibito ad esposizione di articoli chiaramente di artigianato locale. C''è di tutto. Dai calzini ai maglioni di lana, dai berretti alle bluse, dalle cintole alle borse, dalle bambole alle borracce. Una sola cosa manca: le mitiche corna di renna. Spendiamo 140 marchi finlandesi per qualche ricordo e diverse punture di zanzara, dopodiché riprendiamo la strada per Sodankyla. Dopo una trentina di chilometri, trascorsi tra l'ammirare il paesaggio ed il 'gratteggio' delle punture, arriviamo in città. Ci fermiamo sulla piazza principale, vicino a banche e ristoranti, grandi magazzini e numerosi negozi di souvenir. Ci sorprende la gran quantità di gente che circola e la frequenza dei militari con i loro mezzi in assetto di guerra. Superata la tentazione di prendere le corna di renna, qui molto abbondanti insieme a quelle, senz'altro più spettacolari, dell'alce, acquistiamo qualche cartolina, l'adesivo e ripartiamo che sono le 10.30. Qualche chilometro fuori città ci fermiamo ad una delle tante bancarelle per completare l'acquisto dei souvenir. Ci riforniamo di corna, cappelli e informazioni. I lappone, che parla un poco di inglese e un poco di italiano, ci spiega di essere stato a Roma e che, con i soldi che guadagna nella stagione estiva, quest'anno intende tornarci in ottobre. Ripartiamo coscienti di aver accumulato un certo ritardo, così decidiamo di accelerare. All'improvviso una visione. Un magnifico maschio di renna se ne passeggia tranquillo a bordo strada. Inchiodata di rito e raffica di fotografie. In breve si radunano una decina di macchine di passaggio, cosa che indispettisce l'animale che si allontana nella boscaglia., qui bassa e rada, per riunirsi al branco, probabilmente poco lontano. Si riparte con una certa soddisfazione per sostare, poco dopo, per una foto e un breve riposo a goderci il panorama della tundra ed il silenzio assoluto che regna. Arrivati a Vuotso, nuova fermata lampo, per il cambio di guida e l'imbucaggio delle cartoline. Il tempo passa in continuazione da coperto a variabile, ma non minaccia pioggia imminente. La strada, il cui fondo è discreto, ha qualche curva che, ogni tanto, spezza i lunghi rettilinei ai bordi dei quali si susseguono bancarelle e capanne di souvenir a prezzi sempre più economici. Siamo in piena Lapponia quando sfioriamo il parco nazionale Sompionluonnopuisto. A bordo la temperatura è di 25 gradi, cosa abbastanza consueta d'estate nella trundra, che stiamo attraversando da Sodankyla senza incontrare che rade case. Ad una trentina di chilometri da Ivalo, il paesaggio muta completamente. La foresta che, seppur ridotta ad arbusti di betulle molto diradati, ci ha fatto compagnia finora, scompare del tutto per lasciare il posto ad un immenso prato interrotto qua e là da qualche cespuglio. E' questa la tundra assoluta. Qualche chilometro più avanti gli abeti e le betulle tentano di riconquistare il terreno, ma senza troppa insistenza. Nel sottobosco, segnato da innumerevoli ruscelli, cominciano ad apparire, con una certa frequenza, piccoli branchi di renne. Ad una decina di chilometri da Ivalo, riusciamo nell'impresa di fotografare uno stupendo maschio con un superbo palco di corna ricoperte di pelo. Ci fermiamo per il pranzo in riva all'Ivalojoki a non più di 5 chilometri da Ivalo. Facciamo uno spuntino veloce, sotto un cielo coperto, con una temperatura esterna di 19 gradi. Alle 13.20 ripartiamo, quando il sole fa capolino tra le nubi, che corrono veloci sulle nostre teste. Superiamo Ivalo senza sosta, ma dopo un tratto di strada abbastanza tormentata da curve e saliscendi, che consentono vedute spettacolari sul lago costellato di isole, ci fermiamo ad Inari, presso quello che si può definire il supermercato del souvenir lappone. Qui approfittiamo e diamo fondo a quasi tutti i marchi finlandesi restatici dopo il rifornimento. Ripartiamo alle 15.15 per incontrare, qualche chilometro fuori città, di nuovo la strada non asfaltata che ci fa compagnia fino alle porta di Kaamanen. Qui il cielo si è ricoperto e la temperatura è scesa a 16 gradi. Non siamo ancora alla tundra, ma gli acquitrini non sono più celati dal verde. Superato l'ultimo bivio, lasciamo a sinistra la strada per Utsjoki, e proseguiamo lungo la statale 4 in direzione di Karigasnjemi al confine con la Norvegia. La strada, seppur dal fondo buono, è un continuo di saliscendi ripidi e spettacolari, che richiamano alla mente le montagne russe dei luna park. Ad una trentina di chilometri da Karigasnjemi, la tundra ha preso nettamente il sopravvento. Diventano sempre più rari persino gli arbusti e le piccole betulle che ci hanno fatto compagnia da Inari in poi. Percorriamo lunghissimi tratti di strada in assoluta solitudine eppure, ogni tanto, come in un sogno, compare un hotel o un camping. Come al solito le città, segnate sulla carta, non sono altro che piccoli agglomerati di due o tre case lapponi. Cammina, cammina si son fatte le 16.20 ed il paesaggio che ci circonda somiglia, sempre più, alla savana africana: un deserto verde, con l'aggiunta di innumerevoli acquitrini. Nuova sosta a Karigasnjemi, per acquistare altri souvenir e per cambiare gli ultimi spiccioli finlandesi in corone norvegesi. Con tutti questi cambi stiamo facendo un poco tilt con le valute. Entriamo in Norvegia alle 17.20 ed il gendarme di guardia al posto di frontiera, anziché chiederci i passaporti, ci chiede se portiamo birra o vino. Risalendo la valle dello Jiesjjavre, dirigiamo verso Karasjok, alle porte del vidda, l'altopiano che domina la lapponia norvegese. Il tempo è tornato variabile, così abbiamo il sole negli occhi, il che vuol dire che stiamo dirigendo verso nord. Quante cose diverse la natura riserva a chi si reca a godere della bellezza di queste latitudini. Lungo i dossi che costeggiano la strada notiamo che, sotto un leggero strato di muschio, si celano dune di sabbia. Il fondo stradale è molto migliorato rispetto al tratto finlandese, ma qui al posto delle montagne russe, troviamo una curva dietro l'altra. Passiamo Karasjok alle 17.35 ed imbocchiamo la statale 96 per Lakselv, nostra meta odierna. Dalle numerose alture, alla cui cima ci conduce la strada, possiamo ammirare l'immensità della tundra, assoluta padrona del vidda. Alle 17.45, seppur senza aver ancora incontrato una renna norvegese, avvistiamo la neve. Costeggiamo il lago Nattavatnet alle 18.00, sotto un cielo sempre più cupo e con sempre più vette innevate all'orizzonte. Ogni tanto notiamo il filo di fumo di qualche accampamento lappone. Nella discesa verso Lakselv, dal ciglio libero della strada, possiamo vedere le numerose anse prodotte dal fiume Lakselva e, più lontani, i ghiacciai del Cuokkorassa. Finalmente, alle 18.30, avvistiamo il mare. E' quel ramo dell'oceano Artico che forma il Porsangerfjord, ovvero il golfo sul cui fondo si trova Lakselv e alla cui imboccatura è l'isola Mageroya e Capo Nord. Arriviamo al camping Solstad alle 18.45 e, dopo un breve rinfrescata, ci prepariamo una nutriente cenetta a base di minestrone, pomodori, formaggio, mele e cioccolato caldo. Nonostante la temperatura sia nettamente scesa, le zanzare sono diventate un'ossessione. Alle 21.15, con 13 gradi e le caviglie gonfiate dalle punture che hanno addirittura passato lo spessore dei calzettoni invernali che abbiamo indossato, usciamo per la passeggiata serale. Ci rechiamo in città ed individuiamo la banca ed il supermercato, i due punti di rifornimento che ci serviranno domani mattina per sbrigare rapidamente le procedure di cambio valuta e rifornimento di alimenti. Rientriamo al camping che sono le 23.00 sotto una leggera pioggerella ripensando ai 556 chilometri da favola percorsi oggi.

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Martedi 8 Luglio 1986.

Sveglia alle 6.45, la temperatura è stabile sui 13 gradi. Durante la notte, la pioggia è caduta ad intermittenza, rammentandoci così di essere in pieno clima atlantico. Da ricordare che non abbiamo affatto sofferto il famigerato freddo dei venti polari, anche perché ben attrezzati con tre coperte sopra i sacchi a pelo. Facciamo colazione con cacao e biscotti quando ricomincia a piovere ed, anche sotto l'acqua, le zanzare no ti fanno distrarre un momento che, inesorabilmente, ti colpiscono. Nonostante ancora non abbiamo incontrato il famigerato vento forte e teso del polo, prima di partire, facciamo rifornimento di un'acqua gelida da spaccare i denti. Le nubi, che coprono il cielo, si addensano, minacciose, contro le cime delle montagne e, con questa cupa prospettiva, ci fermiamo a Lakselv per il cambio valuta, il rifornimento e la spesa. Partiamo alle 9.20, imboccando la E6 per Alta. Costegiamola riva occidentale del Porsangerfjord, formato da pareti rocciose che strapiombano nel mare mentre la cima è coperta di bianche e dense nubi dalle quali, di tanto in tanto, sgorgano graziose cascatelle, ben protette dai canaloni che si sono scavate in secoli di lavoro. La strada è stretta, ma il fondo è buono, il cielo è coperto e la pioggia viene e va. Alle 10.15, siamo fermi sull'Olderfjord Brut, ponte, dove facciamo due fotografie. Abbiamo percorso già 70 chilometri e siamo al bivio più importante del nostro viaggio. Qui, a 4724 chilometri da casa, stiamo per imboccare la famosa SS95, unica strada cilindrata che conduce a Capo Nord. Ripartiamo dopo appena 5 minuti, il tempo è brutto e fa freddo. Lungo la strada, osservando la riva del fiordo, ci rendiamo conto che siamo in un'ora di bassa marea. Alle 10.45 arriviamo al famigerato e temuto, per la sua pericolosità, Skarbergtunnel. Si tratta di tre chilometri di strada cilindrata, stretta e buia, scavata nel vivo della roccia umida e gocciolante. Usciamo al 4748esimo chilometro del nostro viaggio. La strada è un susseguirsi di curve, dato che non abbandona mai la costa del fiordo ed è inserita in un paesaggio da favola, composto di cascate, ruscelli, laghetti e piccoli ghiacciai. Numerosi equipaggi in camper hanno pernottato da queste parti e vediamo persino qualche tenda. Superiamo la deviazione per Repvag alle 11.10 e, mentre comincia a piovere in modo continuo, incrociamo un branco di renne che ci attraversa la strada. Raggiungiamo Kafjord alle 11.30, giusto in tempo per veder partire il traghetto. Durante l'ora e un quarto che dobbiamo, nostro malgrado, attendere al molo, facciamo un salutare spuntino con l'ormai familiare hamburger. Alle 13.35, dopo un viaggio per lo più passato sul ponte, esposti alla gelida brezza dell'oceano, sbarchiamo sull'isola Mageroya ed imbocchiamo l'ultimo tratto della SS95 verso Capo Nord. Ha smesso di piovere e la strada è asciutta, ma la temperatura è scesa a 11 gradi. Dopo una decina di chilometri, la strada prende a salire, inoltrandosi in graziose valli, nonché in dense nebbie che rallentano non poco il traffico che ci ha preceduto. Arriviamo così, tra toni sfocati, al mitico Nordkapp alle 14.15, dopo aver percorso 4832 chilometri. Nonostante il nebbione che ci nasconde a tal punto il panorama da non consentirci di vedere neanche il mare , che pure si trova a non più di trecento metri sotto di noi, non proviamo affatto al delusione che altri ci avevano prospettato, a causa della scarsa spettacolarità del posto. Nordkapp, 72° 10' 21'' di latitudine nord, 25° 47' 40'' di longitudine est, 307 metri a picco sulle acque dell'oceano artico, poco più di duemila chilometri dal polo nord. Siamo a latitudini più elevate dell'Islanda e dell'Alaska, siamo al punto più vicino al polo raggiungibile per via cilindrata. Un sogno! E, come in tutti i sogni, non sappiamo di preciso cosa fare, non si possono programmare i sogni. Giriamo senza un itinerario prefissato sulla ampia spianata, nel timore di perdere qualche particolare importante. Scattiamo foto a ripetizione. Alla fine, seppur non troppo convinti di aver visto tutto, sempre a causa della nebbia, intirizziti dal freddo, decidiamo di ritirarci nel posto di ristoro. Il locale è superaffollato e tutti i tavoli sono occupati, a causa della smania scrittrice che assale tutti coloro che arrivano quassù. Per non perdere tempo ci dirigiamo al locale souvenir, dove acquistiamo il nostro bravo pacco di cartoline, posters ed adesivi. Tornati al bar troviamo, fortunatamente posto a sedere ed iniziamo la nostra fatica: saluti, indirizzi e francobolli. Alla fine abbiamo le dita e la lingua incollate. Per ripulirle e riscaldarci, facciamo uno spuntino in stile locale. Alle 17.00, sotto un cielo sempre plumbeo, avvolti dalla nebbia e con una temperatura stabile di 11 gradi, un poco emozionati e un poco malinconici, prendiamo la via del ritorno, ripromettendoci di tornare. Anziché puntare direttamente su Honningsvag, a metà strada, deviamo dall'itinerario mattutino, per recarci a Skarsvag, altro villaggio dell'isola, da dove, a piedi, arriviamo alla kirkeporten. E' questo un rude arco di roccia, scavato dal ghiaccio e dal vento, attraverso il quale è possibile fare, nei rari momenti di tempo buono, spettacolari foto al North Cape Horn. Il tempo, sempre umido e piovigginoso, ci accompagna nei 45 minuti di passeggiata che facciamo per tornare all'auto. Ripartiamo da Skarsvag che sono le 18.00 e, questa volta, dirigiamo direttamente verso il porto. Arriviamo ada Honningsvag e troviamo una coda inverosimile per l'imbarco. Effettuiamo una breve indagine ed apprendiamo che l'attesa, per il nostro turno, si aggira sulle 5 ore. A conti fatti si tratta di arrivare in terraferma oltre mezzanotte. Decidiamo di pernottare sull'isola, per cui, facciamo dietro front e, alle 19.00, siamo al Nordkapp Camping, tre stelle, ma di quelle che si vedono quassù d'estate. Ci accampiamo, riparati dal vento, su un terreno un poco accidentato, ci prepariamo una bollente cena a base di fumante minestra e, ammirando in lontananza un lappone col caratteristico cappello che porta da mangiare al suo fido cane, usciamo a fare un giretto alle 10.45 con 10 gradi di temperatura. Ovviamente di fare buio neanche a pensarci, di vedere il sole nemmeno, le nubi persistono ad un'altezza di cento o centocinquanta metri , mentre il vento, che non va mai oltre l'intensità della brezza, non si capisce ben da parte spiri. Dirigiamo verso una capanna, poco lontana dal camping alla ricerca di altri souvenir e, lungo la strada, notiamo un notevole afflusso di pullman, sia turistici che di linea, che rapidamente si dirigono verso Capo Nord. Mentre stiamo rientrando, l'intensità del vento è sensibilmente aumentata e ci permette di vedere le cime dei monti illuminate dal rossore del sole, a noi ancora nascosto. La rapida è partenza dal camping di diversi equipaggi ci fa capire che, l'obiettivo di tanta animazione, è il 'sole di mezzanotte'. In un battibaleno la Pandavan è di nuovo in assetto di viaggio diretta a Nordkapp. C'eravamo proposti di tornare, ma non pensavamo di farlo a così breve scadenza. Nel timore di incontrare di nuovo nebbia, lungo la strada, immortaliamo il 'sole delle 22.50', senza fermarci ad ammirare i ghiacciai, i laghi e le renne che il vento ha scoperto. Alle 23.05 siamo di nuovo sulla spianata di Nordkapp. Ne valeva la pena. Il vento teso ha spazzato via tutto: nubi, nebbia e pioggia. La temperatura è scesa a 7 gradi e il panorama è stupendo. Il sole risplende sulle onde dell'oceano, verso nord, approssimandosi al punto più basso. Al contrario della mattina, ora l'affollamento e all'esterno, ci saranno tremila persone. Battibecchi multilingue si accendono attorno al monumento da fotografare, mentre la balconata è completamente ostruita da un interminabile muro di corpi umani. Gli scatti delle macchine fotografiche si susseguono al ritmo di mitraglia. Ad un tratto l'eccitazione, già elevata, aumenta sensibilmente: sono le 24.00!

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Mercoledi 9 Luglio 1986.

Le comitive, organizzate dalle agenzie turistiche, servono caviale, che qui si trova in economici tubetti anche nei supermercati, e spumante per brindare al sole di mezzanotte. Le macchine fotografiche vengono portate al limite delle loro capacità, mentre il vento ci concede forse il meglio dello spettacolo muovendo il mare di quel tanto che permette alla luce solare di scintillare sulle onde. Verso le 24.15 inizia il grande esodo. Se ne vanno i bus turistici e quelli di linea, stracolmi, come erano venuti. Noi ed altri, turisti fai da te, restiamo. Si! Perché il vero sole di mezzanotte, data l'ora legale vigente, si avrà soltanto all'una. Così, dopo essere arrivati quassù con i nostri unici mezzi, percorrendo gli itinerari che più ci soddisfacevano, effettuando le soste e le visite che più ci gradivano, abbiamo la fortuna di goderci l'autentico sole di mezzanotte. Non è certo cosa da agenzie turistiche. Non siamo soli, c'è anche chi ha deciso di passare la notte quassù, dormendo col fornello acceso dentro la tenda. Riprendiamo la via del ritorno poco dopo la 1.15, ora legale, ed abbiamo anche il tempo di scattare qualche foto ai banchi di renne che incrociamo lungo la strada e ancora al sole, in prossimità di Komoyvaer. Arriviamo al camping all'1.40 molto assonnati e soddisfatti. La temperatura è di 7 gradi ed il tachimetro segna 4931 chilometri. Per un sogno non sono poi molti. La sveglia è stata, ovviamente, spostata alle 8.00. Il sole, che evidentemente dalla mezzanotte in poi non s'è più nascosto, ha fatto salire la temperatura in tenda a valori insopportabili, tanto da costringerci ad alzarci. Fuori, all'ombra, ci sono comunque solo 14 gradi mentre in pieno sole si sfiorano i 20. Come al solito, arriviamo all'imbarco giusto in tempo per veder partire il traghetto, quello delle 9.15, così dobbiamo aspettare un'ora. Ne approfittiamo per fare un giretto alla periferia di Honningsvag, fare qualche spesa alimentare, spedire le ultime cartoline dal tetto d'Europa ed ammirare un bellissimo cane da slitta che tranquillamente prende la tintarella nel giardino della casa di un pescatore. Ripassiamo anche un poco il programma odierno. Prevediamo di arrivare per l'ìora di pranzo ad Alta, dove saremmo dovuti stare già ieri, e di proseguire, nel pomeriggio, avvantaggiandoci così sulla tappa di domani. Il vento, che per tutta la notte ha spazzato il cielo, ci permette, dal molo, di distinguere perfettamente la terraferma. Per come è disposta la giornata, sembra più di stare in Sardegna che ad Honningsvag, con la sola differenza che qui il padrone assoluto di tutto è il silenzio. Da Rovaniemi in poi, ad ogni sosta, ad ogni pausa abbiamo goduto dell'ascolto, se così si può dire, di questo elemento, a noi sconosciuto in queste dimensioni. Tra l'altro è l'unica caratteristica, di queste parti, di cui non è possibile portare a casa un ricordo. Durante l'attesa, veniamo raggiunti da due ragazzi, Francesco e Donatella, comaschi, in motocicletta, che abbiamo conosciuto ieri sera al rientro al camping. Con qualche supplica al personale di bordo, riusciamo a farli infilare sul nostro stesso traghetto così, durante la traversata, ci facciamo una chiacchierata, finalmente in totale italiano, scambiandoci informazioni sul viaggio. Ci separiamo allo sbarco, alle 11.20. Anche se loro, con la moto, saranno più veloci di noi, ci auguriamo di incontrarli nuovamente lungo le strade che portano a casa. Il tempo è ottimo, l'aria è tersa e pulita, l'oceano, immenso, luccica sotto i raggi del sole apparentemente immobile. Arriviamo ad Olderfjord alle 12.30, come dire che abbiamo 120 chilometri di ritardo anche sulla tabella di marcia di emergenza approntata stamattina. Ci fermiamo giusto il tempo per il rifornimento ed il cambio di guida, quindi imbocchiamo la E6 per Alta. La strada, seppur con il fondo in ottimo stato, non concede un attimo di distrazione, a causa delle numerose curve. Approssimandoci a Skaidi abbiamo l'opportunità, grazie alle alture ed al tempo bello, di vedere sterminati panorami della tundra, costellata di laghetti e percorsa da innumerevoli rivoli d'acqua che, a volte, convergono in qualcosa di più cospicuo come impetuosi torrenti. Arriviamo a Skaidi alle 12.50 e, senza sosta, proseguiamo verso Alta. Purtroppo abbiamo la sventura di imbatterci in un nuovo tratto di strada sterrata, il che rallenta la nostra andatura, mentre la fame fa scattare il campanello di avviso. Ci fermiamo poco dopo, per fotografare un ponte di corde sospeso sul Ripperfjordelva, il fiume che scorre nella valle che stiamo percorrendo. Con l'occasione mangiamo un paio di panini e ripartiamo. Non riusciamo a fare molta strada che il sonno, quello perso la scorsa notte, pretende il saldo, così alle 14.30 ci fermiamo in una radura a schiacciare un pisolino. Ripartiamo alle 15.30 e, dopo un'ora, siamo ad Alta. Il fiordo è bordato di monti un poco innevati, ma non è della bellezza che si dice, mentre la cittadina, senz'altro caratteristica con le sue case variopinte, richiama alla mente uno dei nostrani porti di pesca. Il cielo si è ricoperto e comincia a piovere, la strada è decisamente brutta, ma noi, imperterriti, continuiamo verso Narvik. Intorno alla strada, che alterna tratti sterrati a tratti cilindrati, sono ricomparse le betulle. Godiamo a ripetizione di stupendi panorami dell'Altafjord e delle cime innevate dell'isola Seiland, posta alla sua imboccatura. Alle 17.30, ad Isnestoften, un punto panoramico di una bellezza unica, imbocchiamo il Langfjorden, più stretto e più scenografico dell'Altafjord. Siamo circondati da montagne, sempre più innevate, dalle cui cime precipitano, direttamente a mare, rigogliose cascate. Superiamo corsi d'acqua a ripetizione, mentre in cielo i contrasti si fanno più intensi. Arriviamo così all'Altafjord Camping, a Bognelv, alle 18.30 nell'ora di punta della bassa marea. Data la carenza di sonno, decidiamo per un bungalow. La spesa non è certo paragonabile al posto tenda, ma neanche il comfort. Ci fermiamo al termine di una tappa di soli 284 chilometri, di cui oltre 200 della tappa non conclusa ieri. Lungo la strada abbiamo incrociato molte auto con targhe estere, segno evidente che molti equipaggi preferiscono seguire la E6 norvegese, più scenica ma più piovosa, meno veloce e meno attrezzata della E4 svedese, per raggiungere il Capo Nord.

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Giovedi 10 Luglio 1986.

Ci svegliamo, in modo del tutto naturale, alle 6.00, non piove, il cielo è semicoperto e la temperatura è di 17 gradi. Dalla finestra del bungalow ci accorgiamo che è ora di alta marea, infatti il fondo del fiordo è pieno di acqua, al contrario di ieri sera, quando era appena solcato da magri rivoli che lentamente si recavano a mare. Abbiamo dormito a meraviglia, ci sentiamo ben riposati e freschi per affrontare una tappa impegnativa, anche se più corta del previsto. Facciamo toilette con tutto comodo, quindi una foto al bungalow che ci ha ospitati, nel quale abbiamo lasciato quattro versi sul registro, ci prendiamo un buon caffè all'italiana e, al canto di chiassosi uccelli che svolazzano sul Langfjord, partiamo. Siamo dieci minuti in anticipo sulla tabella di marcia. Alle 8.10 siamo già ad Alteidet sotto il sole. Lungo la strada incontriamo gruppi di pecore tranquillamente sedute in mezzo alla strada a ruminare. Salendo con la strada verso le Kvaenangefjellet, abbiamo l'opportunità di spaziare con lo sguardo su tutto il Kvaenangenfjord, restando sempre in contatto con i ghiacciai e la neve. Arriviamoa Storslett alle 9.40 e cogliamo l'occasione per il rifornimento e per fare anche uno spuntino a base di paste locali e cioccolato caldo. Ripartiamo per Oteren alle 10.15, con circa mezz'ora di anticipo sul previsto. Il tempo si è rimesso al bello e splende il sole, anche se il vento che tira, non forte me insistente, è segno di rapidi mutamenti. La strada è, come la solito qui in Norvegia, non eccellente, con il fondo pieno di dossi e avvallamenti e continuamente costellata di serie di curve senza preavviso. Arrivati a Rotsund, godiamo della vista di centinaia di gabbiani che svolazzano pazzescamente tra noi e lo Jaegrvasstind, di 1540 metri, completamente innevato. Alle 11.00 arriviamo a Djupvik, da dove cominciamo a costeggiare il Lyngenfjord. La strada continua ad alternare del pessimo asfalto a dei tratti sterrati, mentre, ai suoi bordi, numerosi lapponi vendono oggetti del loro artigianato. Questi singolari commercianti di souvenir, sono tutt'altro che sprovveduti. A parte i prezzi, qui molto più salati che in Finlandia, hanno molto curato la parte scenica approntando un vero e proprio villaggio commerciale, composto da diverse capanne, anche se , poco oltre, notiamo diverse lussuose roulotte trainate da splendidi fuoristrada. Proseguendo per la nostra strada, sotto gli arbusti, che costeggiano la strada nella parte a monte, notiamo che scorrono migliaia di piccoli rivoli di acqua gelida. Costeggiando il fiordo, ogni curva della strada, e sono letteralmente un'infinità, si scoprono inquadrature spettacolari delle cascate dell'altro versante che precipitano al mare dai mille metri ove vengono generate dai ghiacciai. Aggirando il promontorio di Odden, ci si apre davanti l'imponente vista dei ghiacciai dello Jiekkevarre. Tutto sommato il paesaggio sa un po' di alpino, ma con qualche variante. Innanzitutto le case, seppur simili come architettura, sono una diversa dall'altra, i boschi si esauriscono ad una altitudine di circa settecento metri, infine il mare, l'elemento che distingue il paesaggio norvegese. Il mare incuneandosi tra questi monti forma profondi golfi, detti fiordi. Il Lyngefjord, che stiamo costeggiando, è lungo ben ottanta chilometri. Poco prima di Skibotn, sull'altra riva, possiamo scorgere la cima dello Jiekkevarre, bordata da un ghiacciaio dallo spessore impressionante, data la distanza da cui stiamo osservando, non sono meno di cento metri di ghiaccio. Alle 12.40 arriviamo al bivio per Kilpijarvi e proseguiamo verso Oteren, dove arriviamo alle 13.00. Ci fermiamo subito dopo per il pranzo e per un poco di riposo. Ripartiamo alle 13.45, la temperatura si aggira sui 24 gradi. Superato Nordkjosbotn, ricompaiono le foreste di betulle e abeti, nonché vasti appezzamenti di terreno coltivati. Intanto il tempo è cambiato, al punto che ricomincia a piovere. Superiamo Andselv, ance detto Bardufoss, alle 14.45, e proseguiamo per Setermoen. La strada si è fatta più regolare, le curve sono diminuite e il fondo è migliorato, non mancano le indicazioni dei campeggi. Ad Eleverum entriamo nella valle del Barduelv e ci dirigiamo verso Fossbakken. Piove e la temperatura deve essersi abbassata perchè abbiamo freddo anche in macchina. Arriviamo a Fossbakken alle 15.35, siamo tra le montagne circondati da boschi, ghiacciai e cascate. Ci fermiamo giusto il tempo per uno spuntino e per i bisogni. Ripartiti alle 16.00, arriviamo a Narvik un'ora dopo, avendo avuto la precauzione di affittare un hytte a due posti letto al camping Traedal. Scattiamo qualche foto al palo con le distanze da tutte le città più importanti d'Europa. Facendo un rapido giro a piedi, la città non ci fa una buona impressione, così, dopo una spesuccia in un grande magazzino, fuggiamo verso il camping con gli ingredienti della cena. Ci fermiamo a Tredal, proprio dove inizia la strada che ci condurrà a Kiruna, di nuovo Svezia. Per oggi abbiamo percorso 494 chilometri che portano il totale a 5708. Tutto sommato siamo più che soddisfatti di come sta andando il viaggio.

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Venerdi 11 Luglio 1986.

Sveglia alle 6.30, come previsto, dopo una nottata non proprio tranquilla, per aver tentato di dormire in due in un letto ad una piazza. Fuori ha piovuto un bel po', ma stamane il tempo è variabile ed, a tratti, splende il sole. Alla partenza abbiamo la sensazione che, sui monti che dobbiamo valicare, sia caduta la neve. Prima di salpare facciamo colazione all'italiana, caffellatte e biscotti, nel bungalow poi andiamo a fare rifornimento. Partiamo da Traedal alle 8.20, sotto un discreto sole che ci consente, lungo i primi tornanti della salita, di ammirare, per un po', un mare assolutamente tranquillo, che denuncia la totale mancanza di vento. Ai due lati della strada, abbiamo l'opportunità di notare numerosi accampamenti liberi mentre la strada comincia a salire più rapidamente e ci ritroviamo con il sole negli occhi. Attraversiamo paesaggi assolutamente deserti punteggiati di laghetti sulle cui rive vediamo altre tende e roulotte. Il paesaggio si fa sempre più bello, gli arbusti tendono a lasciare il posto alle nude rocce, mentre ricompaiono i cartelli di attenzione alle renne. Piccoli cumuli di neve si fanno sempre più vicini e frequenti. La zona somiglia alla regione intorno a Karigasniemi, incontrata poco prima del nostro ingresso in Norvegia ed è molto adatta al campeggio libero, anche considerando l'abbondante disponibilità di acqua fresca, pulita, e , presumibilmente, potabile. Arriviamo a Bjornfjell alle 9.00, e siamo di nuovo in piena tundra: radi alberi, pozze d'acqua e neve. Passiamo una frontiera che è tale solo perchè c'è scritto sopra, data l'assoluta mancanza di anima viva, e voliamo verso Kiruna. Ora siamo fiancheggiati dalla ferrovia sulla quale transitano treni lunghissimi con il minerale di ferro estratto a Gallivare e diretto a Narvik per l'imbarco. Ad un certo punto la strada è affiancata dal torrente Ketterjakka su cui si stende un ponte di corde che sa tanto di far west o Camel Trophy. Poco oltre fotografiamo anche le cascate Lektejakka. Il tempo si mantiene sul variabile, mentre la tenpertura è stabile sui 13 gradi. Alle 9.30 avvistiamo, da posizione splendidamente panoramica, il lago Tornetrask, nel quale sfociano la maggior parte dei torrenti dell'altopiano. La SS98 prosegue per Kiruna costeggiando il lago sulla sua sponda meridionale concedendoci panorami stupendi. Confrontata con le precedenti non ci possiamo lamentare: è nuova, il fondo è buono e non è troppo tortuosa. Arriviamo all'Abisko National Park alle 9.40 e proseguiamo a scendere verso Kiruna. Ricompare una boscaglia mista di abeti, betulle e pini, mentre il tempo sembra essersi decisamente rimesso al bello, anche grazie alla ricomparsa del vento. Alle 10.45, superando l'Ostre Ratasalven, vediamo le famose rapide ed un percorso per le gare di discesa in canoa. Il sole si è impadronito del cielo, mentre una media boscaglia rada si impadronita della terra. Ci viene da pensare alla previdente idea di fare rifornimento prima di partire accorgendoci di aver percorso ben 180 chilometri senza vedere l'ombra di una pompa di benzina. Arriviamo a Kiruna alle 11.00 e, durante l'ora di sosta programmata, Abbiamo l'opportunità di cambiare i pezzi grossi norvegesi con la valuta svedese. Scriviamo qualche cartolina e visitiamo al chiesa, assolutamente unica. tutta in legno, senza neanche un chiodo, dalle tinte perfettamente intonate alla zona mineraria di contorno. Partiamo a mezzogiorno e, dopo pochi chilometri, oltre Svappavaara, ci troviamo la strada improvvisamente sbarrata da un branco di renne. Rapida scarica di scatti fotografici e via. Giunti a Gallivare, altro grosso centro minerario, ci fermiamo per il rifornimento, i bisogni e il pranzo. Partiamo con un'ora di ritardo sulla tabella di marcia a causa del fatto che, data l'estensione della città e le ampie strade che la attraversano, fatichiamo un poco a trovare il fast food locale: Sam's. Divorati due super hamburger e le solite patatine, riprendiamo la strada alle 14.35 diretti a Jokkmok. Appena fuori città siamo colti di sorpresa nel vedere che i segnali stradali ci indicano di seguire la SS88 per Jokkmok, mentre la nostra carta riporta la SS97. Alla fine, accertatici di essere nella direzione giusta, numero giusto o meno, proseguiamo. Il tempo continua ad essere bello e le renne si mostrano con una certa assiduità. Evidentemente in questa zona montuosa sono più numerose. Superato Jokkmok, alle 16.15, ripassiamo il Circolo Polare Artico dopo 6152 chilometri di viaggio, di cui 2057 percorsi nell'attraversamento della mitica terra del sole di mezzanotte. Con un poco di dispiacere, ma assolutamente soddisfatti, ritorniamo nelle terre dei comuni mortali, con la speranza ed i proposito di tornare, un giorno, a vedere in questi luoghi tutto quanto non abbiamo potuto stavolta o che abbiamo deliberatamente tralasciato proprio allo scopo di avere una motivazione per tornare. L'ambiente che ci circonda, sulla via per Arvidjaur, rimane incantevole, selvaggio e favorevole al pascolo delle renne, come tutto il resto della Lapponia, una terra sulla quale, seppur si affaccino diverse nazioni, non esistono confini. Vediamo radi alberi, fitti arbusti da sottobosco e numerose pozza d'acqua, il tutto nell'assoluta mancanza del, seppur minimo, segno di presenta umana. Avvicinandoci ad Arvidjaur, gli alberi crescono di dimensioni e numero, mentre il cielo è tornato a velarsi ed, ora, minaccia pioggia. La strada è un susseguirsi di rettilinei ondulati, fin quasi alle porte della città, dove arriviamo che sono già le 19.00. Il camping, che a prima vista ci aveva fatto ben sperare, all'esame dei fatti, evidenzia i limiti comuni a tutti i camping scandinavi finora frequentati: carenza di servizi. Questi paesi, che pur contano più turisti itineranti dell'Italia, dovrebbero controllare con maggiore rigore coloro ai quali concedono l'autorizzazione a gestire un campeggio. Forse anche per questa ragione qui si fa largo uso delle aree di parcheggio lungo le strade: a parità di servizi, e meglio non pagare. Ci fermiamo dopo 6311 chilometri di viaggio, al termine di una tappa di 603 chilometri. Oggi siamo rientrati in media un poco tirati, comunque siamo soddisfatti, anche questa tappa non è passata senza mostrarci qualcosa di bello, di nuovo e anche di unico. Stanotte, probabilmente, farà un poco più buio delle cinque che l'anno preceduta, dormiamo infatti al di sotto del Circolo Polare, stiamo tornando verso luoghi a noi più congeniali: Temperature più alte e il ritmo della vita scandito dall'alternarsi del giorno e della notte. A dire il vero non è che Arvidjaur ci conforti molto. Dopo cena usciamo per telefonare a casa, così , passeggiando intirizziti per la città, notiamo ai parcheggio le prese elettriche che vengono usate d'inverno per impedire il congelamento dei radiatori delle auto in sosta. Chiudiamo la giornata alle 22.30, con un forte e gelido vento che ha abbassato la temperatura a soli 8 gradi ma che, contemporaneamente, impedisce al cielo di scaricare un poco di acqua.

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Sabato 12 Luglio 1986.

Sveglia alle 6.00, la temperatura è risalita a 11 gradi. Questa notte vento e pioggia non ci hanno mai abbandonato, ma la tenda ha retto in modo assoluto e le tre coperte ci hanno tenuti caldi, tanto da stentare ad alzarci. Il primo problema da affrontare è quello dei servizi: Sono pochi, lontani e ci tocca fare la fila. Partiamo così che sono le 8.20, dopo aver fatto il pieno, sotto un cielo coperto e accompagnati da forti folate di vento. Per strada, quasi come un saluto, incontriamo una renna solitaria, ci fa pensare, forse è l'ultima che vedremo. Come dire: ancora una e poi basta. Arriviamo a Sorsele alle 9.30 e ci fermiamo a fare colazione. Ripartiamo dopo venti minuti, per arrivare Storuman dopo poco meno di un'ora. Facciamo un giretto per varie spese nei diversi supermercati e ripartiamo alle 11.40. Sostiamo a Vilhelmina alla mezza, giusto il tempo per una foto e via a Dorotea dove arriviamo che sono le 13.20. Giorno di mercato oggi, vediamo un sacco di bancarelle, cosi ci fermiamo a mangiare e curiosare. Acquistiamo diversi souvenir e mangiamo il solito hamburger, ripartiamo alle 14.00. In poco meno di un'ora siamo a Stromsund, che superiamo in volata passando su ponte Stroms Vattudal, Mentre il tempo permane coperto ed, a tratti, incontriamo la pioggia. Il paesaggio, da Dorotea in poi, ha perso, via via, ogni caratteristica della Lapponia, ed è ricomparsa l'immensa foresta di abeti, dove le betulle sono un'eccezione. Di tanto in tanto compaiono ampie radure, con una infinità di fiori rosa. Altra caratteristica di questa parte della Svezia, sono i laghi, lunghissimi e stretti, che si costeggiano per decine di chilometri o sono superati da spettacolari ponti. Il fondo stradale è roba da mal di mare. La pioggia viene e va, ma il vento oggi non ci ha lasciati mai. E' freddo ed insistente, per cui viaggiamo con i riscaldamenti accesi. Passiamo per Hammerdal alle 16.00 e proseguiamo sulla SS88 senza sosta. Fanno la loro comparsa, sempre più frequentemente, grossi insediamenti industriali e, di contrasto, appezzamenti coltivati sottratti alla foresta. Approssimandoci ad Ostersund, vediamo numerose imponenti segherie che lasciano montagne, nel vero senso della parola, di segatura. La statura dei pini è cresciuta notevolmente, rispetto ai confratelli del nord. Alle 16.35, in prossimità di Lit, superiamo l'Inlandsalven, da queste parti è largo quasi un chilometro. Il territorio ondulato ci mostra, ancora, l'ormai nota estensione della foresta che ci circonda. Arriviamo ad Ostersund alle 16.50, con forte ritardo sulla tabella di marcia, il chè ci induce a non sostare e proseguire verso Brunflo. Attraversandola, comunque, non ci sfugge la vista del municipio e della cattedrale. Uscendo, lungo la E75, vediamo le bandiere della città che ci salutano, informandoci che Ostersund compie 200 anni nel 1986: auguri! Fuori città cominciamo a vedere una certa densità di fattorie e campi coltivati. A Brunflo, allo svincolo per la SS81, che imbocchiamo verso Ratansbyn, vediamo una segheria erculea, con la sua brava quantità di segatura che forma una poderosa piramide. Il vento la sta facendo da padrone, ora spira trasversalmente alla strada, con folate potenti, che tendono a far sbandare la macchina. Ad Asarna, insapettatamente, incappiamo in un camping non segnato sulla guida. Dopo una rapida ispezione, decidiamo di fermarci. Nessuno dei precedenti raggiungeva questi livelli di comfort. Il centro è in allestimento, ed è diretto da Thomas Wassberg, olimpionico di sci di fondo, pluridecorato alla Vasaloppet. Ceniamo, ci prendiamo un buon cioccolato caldo e, mentre fuori piove ed il termometro è incredibilmente precipitato a 7 gradi, terminiamo la nostra giornata, dopo una tappa di 563 chilometri, portando il totale a 6874.

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Domenica 13 Luglio 1986.

Sveglia alle 7.00, non riusciamo ad alzarci, in quanto si sta così bene al caldo delle coperte che ... Appena accumuliamo abbastanza coraggio, ci accorgiamo che fuori non piove più, il vento è calato e la temperatura è salita a ben 8 gradi. Il cielo è comunque coperto, così, dopo la toilette e la colazione tra gli abeti, partiamo da Asarna che sono le 8.30. Arriviamo ad Ytterhogdal alle 9.20 e, passando, ci fermiamo giusto il tempo per una fotografia alla chiesa. Riprendiamo la nostra via verso il sud, con il cielo sempre minaccioso. Ad Alvros, alle 9.45, altra breve sosta per una foto alla chiesa, completamente in legno, ad al campanile molto originale. arriviamo a Sveg alle 10.00, sostiamo per telefonare e troviamo, stranamente aperti, oltre ai benzinai, anche i supermercati. Il traffico, finora molto scarso, si sta pian, piano, animando. Durante questo viaggio abbiamo visto un'infinità di roulotte, molti meno camper, soprattutto svedesi. Ripartiamo da Sveg che sono le 10.20, la strada è molto migliorata, sia come fondo che come tragitto, il paesaggio ricomincia a somigliare a quello canadese, boschi, laghi, isolette e piccole case nascoste tra gli alberi. Ci dirigiamo verso Orsa. Appena entrati nella regione del Koppabergs Lan, Fotografiamo l'Orealven, che attraversiamo con la strada, qui è poco più di un torrente ma, ad Orsa, ove lo reincontreremo, sarà un fiume. Arriviamo a Mora che sono le 12.30, con un'ora di ritardo sul previsto, il cielo continua ad essere coperto, nonostante ciò, non sembra minacciare pioggia, ma fa molto freddo. Facciamo rifornimento e riapartiamo al volo. Uscendo dal distributore, prendiamo al direzione sbagliata e, così, entriamo nel centro città. Approfittiamo dell'errore per scattare una foto alla locale kirkstaden e, dopo vari tentativi, troviamo la giusta via alle 12.45. Il fondo è buono ed ormai bello e asciutto, dirigiamo verso Rattvik. Poco dopo quest'ultima cittadina, incontriamo e superiamo, per la terza volta l'Osterdalalaven. Un fiume immenso, con traghetti per il trasbordo auto e diversi porticcioli. Somiglia molto al Missisipi. Poco prima di Borlange, ci fermiamo per il pranzo ad un fast food della catena Sybilla. Dopo Mc Donald's e Sam's, per completare la collezione, ci mancava solo questo. Ripartiamo alle 14.30. Ai bordi della strada ricompaiono i grandi campi coltivati, come al solito colmi di fiori gialli, mentre il traffico sale a tassi prossimi a quelli di casa nostra. Già! E' domenica pomeriggio. Il cielo resta coperto, ma non piove e non sembra aver intenzione di farlo. Arriviamo a Borlange alle 14.45 e imbocchiamo la SS60 in direzione di Orebro. Dopo mezz'ora passiamo Ludvika, mentre una rilevazione meteorologica, effettuata ad opera di un cartellone pubblicitario, ci comunica che la temperatura esterna è di 12 gradi. Dopo Koppaberg, abbiamo la sorpresa di rivedere il nostro amico sole, disperso un paio di giorni fa. Alle 16.45 arriviamo ad Orebro. Visto che è tempo di un poco di relax, ci fermiamo per fare rifornimento e visitiamo la città. Percorriamo diverse strade del centro, dove i negozi sono numerosi ma, ovviamente, chiusi, con la sola eccezione delle videonastroteche e dei chioschi bar, dove acquistiamo qualche cartolina. Vediamo anche l'esterno del poderoso castello e, dopo un'ora di riposo, ripartiamo. Ormai le strade sono ottime, veloci e ampie, così, mezz'ora più tardi, siamo ad Askersund, nostra meta odierna. Attraversiamo il centro città e ci rechiamo all'Husaberg Camping, posto proprio in riva al lago Vattern. La tappa di oggi è stata un poco monotona. Abbiamo percorso 602 chilometri che portano il totale a 7476. Il camping non ci delude: verde, silenzio e pulizia ricordano un poco i camping germanici, insomma tre stelle meritate, finalmente. Forse ci fermeremo un paio di giorni per recuperare.

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Lunedi 14 Luglio 1986.

Sveglia alle 9.30, abbiamo deciso di non partire, anche per rispettare il programma, che per oggi prevede una sosta. Il termometro segna 15 gradi e il tempo è variabile. Comodamente facciamo la nostra toilette mattutina, la colazione e, mentre procediamo ad una nuova registrazione del motore, ci accorgiamo che la tenda, posta sul tetto dell'auto, desta una irresistibile curiosità tra tutti gli ospiti del campeggio, che vengono da ogni angolo a vederla. Alla mezza, terminato il bucato e la registrazione del motore, ci concediamo un poco di relax. Sotto un cielo sempre variabile, e ad una temperatura di 18 gradi, cominciamo i preparativi per il pranzo, riflettendo su paesaggio che ci circonda. L'estrema propaggine nord del lago Vattern, su cui si affaccia Askersund ed il campeggio, permane di una calma speculare, nonostante la leggera brezza che spira, di tanto in tanto, il quasi religioso silenzio del posto è interrotto dal transito di barche e battelli da diporto sul lago. In confronto ai due ultimi giorni passati, questa è senz'altro una bella giornata. Il camping è estremamente tranquillo, oltretutto si è anche mezzo svuotato, dopo la giornata festiva, con continue partenze nella mattinata. Sembra strano ma, a quest'ora, che dovrebbe essere tra le più calde della giornata, le zanzare sono letteralmente scomparse. Alle 13.30, quando cominciamo a cucinare, comincia anche a piovigginare, comunque senza troppa insistenza, così pranziamo con suspence. Alle 15.00, quando stiamo prendendo un caffè, italiano, dopo un'ottimo ristoro a base di spaghetti aglio, olio e pomodoro, frittata e pomodori, esce un sole cocente, che ci ricorda le nostre torride riviere. abbiamo così l'opportunità di indossare i costumi da bagno che, da bravi italiani, avevamo portato con noi fino in riva all'oceano Artico. Alle 15.30 partiamo, by feet, alla volta di Askersund, accompagnati da un cielo sereno, e da una temperatura di ben 21 gradi. Arriviamo alla chiesa mezz'ora più tardi, entriamo e la visitiamo con soddisfazione, dato che ospita un pulpito tutto in legno bianco intarsiato. Usciti, ci dirigiamo verso la piazza centrale e cogliamo l'occasione per fare un paio di telefonate a casa, a seguito delle quali veniamo a sapere che in Italia piove a dirotto. e dire che qui c'è un sole da abbronzatura. Arrivati alla piazza visitiamo i numerosi e forniti negozi, facciamo un nuovo cambio di valuta alla posta e, tanto per non perdere l'abitudine, acquistiamo qualche souvenir. dopo aver fatto la spesa per la cena, lungo la via del ritorno, fotografiamo due originali ristoranti galleggianti ormeggiati nel porticciolo. Verso le 18.00 abbiamo al fortuna di incontrare un gentilissimo signore danese, con moglie e due figlie, che ci offre un passaggio fino al camping sulla sua Volvo che sembra un aereoplano. Il tempo si mantiene al bello e ventilato, cosicché la temperatura è salita a 22 gradi. Ceniamo, sotto il sole, alle 20.00, il menù è composto di carne, insalata mista, prugne e l'immancabile caffè. Durante la cena il camping va, via via, riempiendosi di nuovo. Arrivano equipaggi di ogni genere. Oltre ai soliti ciclocampeggiatori, notiamo una matura coppia che, arrivata in Mercedes verde metallizzato, si accampa vicino a noi con una canadese, proprio nel posto ove ieri avevano piantato il loro carrello quattro simpatiche signore ultracinquantenni. Dopo la cena, terminata alle 21.00, facciamo la solita passeggiata per prendere il gelato. Non ci sfugge le vivacità dei bambini che fanno impazzire i genitori, correndo a destra e a manca, tra le tende e le roulotte. Chiudiamo la giornata alle 22.00, fotografando il tramonto e volando, col pensiero, a quell'indimenticabile notte in cui il sole non si celò mai ai nostri occhi.

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Martedi 15 Luglio 1986.

Sveglia alle 6.30, c'è un bel sole, che progressivamente illumina tutto il campeggio, e la temperatura è di 12 gradi e pensare che ieri sera non riuscivamo a prendere sonno per il caldo. Purtroppo la reception del camping apre alle 8.30 così, mentre nell'attesa facciamo il pieno, siamo costretti a partire con la solita mezz'ora di ritardo. Tanto per non cambiare, al primo bivio sbagliamo strada e ci incamminiamo lungo la riva orientale del Vattern anziché, come previsto, su quella opposta. Arriviamo a Motala alle 9.40, facciamo un rapido giro alla disperata ricerca di un bar dove fare colazione, ma i pochi che vediamo aprono troppo tardi, così senza sosta proseguiamo. Il tempo si mantiene decisamente al bello, con cielo limpido e temperatura in rialzo. Ci avviamo verso Vadstena attraverso sconfinati campi di grano, mentre i cigli della strada son proprietà delle margherite. alle 9.45, poco oltre Odeshog, ritroviamo al E4, nostra guida d'asfalto per tanti chilometri nel viaggio d'andata. Da quando siamo passati in questi luoghi, abbiamo compiuto un anello di più di cinquemila chilometri nelle fantastiche terre del nord. Percorrendo a ritroso la strada fatta 12 giorni fa, ci godiamo favolosi panorami del lago Vattern, dell'isola di Visingso e dei numerosi villaggi che si affacciano sulle sue rive. Arriviamo a Jonkoping alle 10.20 e, poco oltre, possiamo ammirare una nuova prospettiva del colle Taberg. Proseguiamo al nostra corsa verso sud, in un alternarsi di pinete e campi coltivati. Cominciano a rendersi evidenti, nel paesaggio e nelle architetture, le similitudini con la Danimarca. Il tempo permane al bello e la temperatura si è assestata sui 20 gradi, così, un pezzo alla volta, abbandoniamo l'abbigliamento pesante. Ci fermiamo a Ljungby, alle 11.50, per fare un giro rilassante in città. Ripartiamo dopo tre quarti d'ora, con qualche soldo in meno e qualche souvenir in più. Il caldo s'è fatto torrido, quasi 30 gradi. Sulla strada, sempre più trafficata, facciamo incontri, sempre più frequenti, con il terrore degli automobilisti: i tir. Sostiamo una mezz'ora a Markarid, per il pranzo, e ripartiamo quando il termometro segna ben 24 gradi all'ombra: sembra di essere a Rimini. Durante queste monotone tappe di trasferimento, tra i passatempi che abbiamo escogitato dobbiamo annoverare anche quello di contare quante marche diverse di benzina ci sono in circolazione lungo le strade che percorriamo. Una curiosità, per noi di lingua italiana, è il contrasto di indicare i WC con una capanna ed un cuore e l'ingresso dei distributori di carburante con la parola infart. Qualche chilometro prima di Helsingborg, incrociamo al E6, sì, proprio quella stessa strada che percorremmo a ben altre latitudini e temperature da Lakselv ad Olderfjord, nel cuore del grande e silenzioso nord. Arriviamo all'imbarco alle 15.45, sotto un sole sempre cocente. Approfittiamo dell'attesa per fotografare un poco Helsingborg, la prima città svedese incontrata e sfuggita alla nostra visita. Partiamo alle 17.20, dalla nave un'ultima foto di addio alla Svezia ed una di benvenuto al castello di Kronborg, sulla costa danese. Spendiamo gli ultimi spiccioli svedesi e sbarchiamo in Danimarca alle 17.45. Appena scesi provvediamo a far riposare il fusibile degli anabbaglianti, spegnendo le luci rimaste accese, per legge, dal momento dello sbarco in Svezia, tredici giorni fa. Alle 18.30 superiamo velocemente la periferia di Copenaghen e proseguiamo la nostra corsa nella sconfinata pianura verso Rodby. Ancora un paio di foto al fantastico Faroebruck prima di fermarci definitivamente, alle 20.20, nell'area di parcheggio presso Sakskobing. Tappa dura quella odierna, tornando verso casa abbiamo ripercorso 621 chilometri attraverso contrade già visitate all'andata e le comode e veloci strade non ci hanno certo aiutato a tenere sveglio il nostro interesse. Chiudiamo la giornata alle 22.10, è ancora giorno ma lassù era un'altra cosa.

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Mercoledi 16 Luglio 1986.

Sveglia alle 7.00, fa fresco, circa 15 gradi, il cielo è coperto ma non piove e, cosa strana per la Danimarca, durante la notte non è calata l'umidità. Abbiamo dormito in piena tranquillità in compagnia di due camper tedeschi e uno svedese. Partiamo alle 8.00 verso Rodby per vedere se le corone danesi che abbiamo sono sufficienti per pagare il biglietto del traghetto o dobbiamo aspettare che aprano le banche e fare un altro cambio valuta. Arriviamo all'imbarco alle 8.30, facciamo il biglietto e ... aspettiamo. Aspettando ripensiamo un poco a quello che abbiamo visto nei giorni scorsi, alla cultura della bandiera nazionale che hanno tutti i popoli scandinavi. Siano danesi, svedesi, norvegesi o finlandesi, non hanno casa senza fiori o giardino senza bandiera. Piccole nelle auto o nelle casette, grandi ed esposte su lunghe e ben visibili aste nelle fattorie o nelle case coloniche. Ripensiamo, ora che stiamo per passare nella motorizzatissima Germania, alle decine e decine di chilometri percorsi in assoluta solitudine nel grande nord. Ripensiamo alle frenate improvvise per no investire le renne o per fotografare fiordi e cascate. Partiamo alle 9.00, in netto anticipo sul previsto. Sulla nave facciamo colazione con le ultime corone danesi rimasteci. Attracchiamo a Puttgarden alle 10.00 e prendiamo la via per Lubecca. Già ci sentiamo vicini a casa, lungo la strada notiamo la differenza del colore dei campi di grano, gialli e quasi mietuti questi, verdi e ancora da tagliare quelli svedesi e danesi. Superiamo il Fehmarnsund Brucke dopo venti minuti, altro classico dei nostri viaggi, e proseguiamo, un poco accodati, sotto un cielo leggermente fosco, che comunque non riesce a guastare la giornata. Arriviamo all'area di servizio Neustadter Bucht alle 11.00 e facciamo una breve sosta per il pieno. Quando ripartiamo il caldo ha già portato il termometro a 28 gradi. Arriviamo ad Hamburg sud a mezzogiorno, sotto un sole sempre più cocente. Pian piano stiamo riprendendo la mano al traffico tedesco, delle autostrade veloci e dei tir. Passiamo il Norder Elbe, il lungo braccio nord del delta dell'Elba, dopo un quarto d'ora e, subito dopo anche il Sider Elbe, lasciandoci così alle spalle la grande Hamburg. Al limite dell'autostrada, mentre dirigiamo verso Hannover, notiamo ancora qualche casa dai caratteristici tetti in paglia danesi, un arrivederci dalla scandinavia. Alle 13.15 ci accodiamo ad una colonna di auto, probabilmente causata da un incidente, e cinque chilometri oltre, percorsi in mezz'ora, scopriamo che il tutto è causato da lavori in corso. Alle 14.00 arriviamo all'area di servizio Allertal, ove sostiamo un'ora per il pranzo. Alle 16.00 lasciamo la A7 a Northeim per recarci a fare qualche spesuccia alimentare in città. Ripartiti alle 17.15, facciamo un'altra sosta tecnica all'area di servizio Hasselberg, telefoniamo a casa e ripartiamo alle 18.15. Arriviamo al campeggio Rhonperle di Bad Bruckenau alle 20.00 passate. Come al solito la mano tedesca si distingue. In confronto ai camping scandinavi questo si dovrebbe definire di eccellenza.

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Giovedi 17 Luglio 1986.

Sveglia alle 6.30, il tempo è ottimo, durante la notte è scesa un poco di umidità, ma è normale tra monti e boschi. Partiamo alle 8.20 con, 18 gradi di temperatura, e riprendiamo la A7 in direzione di Wurzburg. Attraversando Koten, per recarci a prendere l'autostrada, vediamo le ormai familiari, tipiche case tedesche tutte ornate di fiori, nonché le caratteristiche insegne delle locande. Facciamo un pensierino ad una visita un poco più approfondita del teutonico paese delle kartoffen per il futuro ma la strada ci riporta alla realtà odierna. Anche per oggi è prevista una veloce tappa di trasferimento, così passiamo il tempo ripensando ai curiosi incontri fatti sulle autostrade tedesche cogliendo l'occasione da un Opel Record che ci supera trainando nientemeno che un aereo, tutto ripiegato come una camicia in scatola. Ricordiamo che ieri, sulla carreggiata opposta, avevamo visto un'auto tirare un elicottero e che, ad Amburgo, abbiamo superato un danese che si portava dietro una lunghissima barca a vela. Continuiamo a viaggiare in compagnia di numerose auto danesi e svedesi. Il tempo permane bello e ci permette di godere del vario paesaggio che si stende fino all'orizzonte e composto da estese coltivazioni di grano alternate a piccoli boschi, il tutto su un terreno ondulato, su cui viaggi anche l'autostrada, il che consente, a volte, di spingere lo sguardo anche a diversi chilometri di distanza, permettendoci di scorgere le silouette di diverse cittadine. Ogni tanto il nostro pensiero vola per tornare a qualche momento dell'indimenticabile notte di Nordkapp. Così ci troviamo a ricordare i due simpatici quaccheri che, ad un certo punto, entrarono nel salone del self service con il loro inconfondibile abbigliamento nero, completo di enorme copricapo, e della barba, attirando l'attenzione di tutti i presenti con il loro modo di fare, al tempo stesso, chiassoso e gioviale. Continuano a superarci motociclisti, evidentemente organizzati in gruppi. Anche questa è una particolarità da ricordare, sia lo scorso anno, che questo, abbiamo potuto constatare come i motocampeggiatori siano una cosa pressoché normale in Germania, Danimarca e Svezia. Evidentemente il cattivo tempo che, si dice, spesso si incontra lassù, non è sufficiente a spegnere la loro passione per i viaggi e le vancanze con il loro mezzo di trasporto del cuore. Alle 9.30 arriviamo all'incrocio AD Bibelried ed imbocchiamo la A3 verso Nurnberg, lasciandoci alle spalle Wurzburg. Dopo poco più di mezz'ora, decidiamo di visitare Nurnberg, anziché aggirarla via autostrada, così allo svincolo AK Further, lasciamo la A3 e dirigiamo per Furth. Percorrendo questa via arriviamo a Norimberga alle 10.45, parcheggiamo l'auto in una parkhaus, ovvero in un palazzo del centro adibito solo a parcheggio su più piani, e scendiamo a piedi per la città. Vediamo le stupende cattedrali, protestante e cattolica, il superbo castello imperiale, sito sulla rocca che domina la città, e due o tre warehaus ovvero grandi magazzini ove si può trovare veramente di tutto. Dopo ben cinque ore e mezza di vagabondaggio culturale ripartiamo dal parking cercando ritrovare rapidamente la via delle autostrade. Giriamo in circolo per un paio di volte prima di imboccare la direzione giusta ma, alle 16.00, siamo fuori dal labirinto in direzione Monaco. Superiamo la capitale bavarese due ore più tardi e, alle 18.20, arriviamo al Tenda Camping di Bad Feilnbach. Immenso, ci vorrebbe l'indirizzo per trovarci dentro qualcuno. Come al solito, saputo che ci fermiamo solo per una notte, ci sbattono in un angoletto che, tutto sommato, non è niente male. Anche qui, come lo scorso anno nella Foresta Nera, il campeggio si rivela esasperatamente stanziale, composto come è di piazzole recintate con siepi e roulotte con verande in legno ed alluminio. Comunque è un ottimo punto d'appoggio per eventuali nostri futuri viaggi, posto come è a due passi dal confine austriaco, anche se, per arrivare qui, da casa bisognerà percorrere, tutti d'un fiato, più o meno novecento chilometri. La tappa percorsa oggi è stata intensa di emozioni e breve di percorso, solo 442 chilometri, siamo un poco usciti dal seminato, ma ne è valsa la pena. Chiudiamo alle 22.30, dopo aver telefonato a casa, quando è già buio.

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Venerdi 18 Luglio 1986.

Sveglia alle 6.30, ci sono 13 gradi di temperatura, il sole è sorto da poco e, per oggi, preannuncia una bella giornata. Usciamo dal camping alle 8.30 e, ripresa la A8, arriviamo a Kiefersfelden dopo mezz'ora. Per la prima volta, a questo posto di frontiera, ci controllano i documenti. Ripercorriamo velocemente la valle dell'Inn, incontrando sempre più numerose targhe nostrane, si rendono sempre più evidenti le caratteristiche del paesaggio tirolese. Le coltivazioni cominciano ad avere caratteri più spiccatamente mediterranei, anche se la mare nostrum mancano ancora moltissimi chilometri. Superiamo Innsbruck alle 9.50 e puntiamo velocemente verso il Brennero. Paghiamo il pedaggio dell'autostrada austriaca con le peggiori carte e monete italiane che abbiamo e voliamo verso il confine. Approssimandoci al passo vediamo le Alpi, che ci circondano, con qualche vetta ancora imbiancata di neve e le pendici ricoperte di abeti e di prati verdi su cui pascolano grosse mucche e si intrattengono in relax gruppi di escursionisti. Alle 10.15 superiamo la dogana austriaca e, cinque minuti dopo, avvistiamo il Tricolore, acui scattiamo l'ultima foto di questo splendido viaggio di nozze. Rientriamo sul suolo patrio alle 10.20, dopo diciotto giorni di esilio volontario. LA prima cosa che facciamo, accendiamo la radio e captiamo subito una radio privata tirolese che trasmette in ... tedesco. Imbocchiamo la A23 verso Trento alle 10.30 per fermarci alla prima stazione che incontriamo per fare colazione col nostro classico cappuccino e cornetto. Ripartiamo che sono già le 11.15 ad una temperatura di ben 25 gradi. Superato Bolzano alla mezza, lasciamo l'autostrada a Trento per dirigerci verso Padova a rinverdire militari ricordi di quasi dieci anni fa. Abbandoniamo così le sponde dell'Adige ed imbocchiamo la SS47. Passando tra i monti, superando viadotti e gallerie, ci lasciamo alle spalle le pendici di un Brenta, il monte, per approdare sulle rive di un altro, il fiume. Ci fermiamo un'oretta, per il pranzo, a Pergine. Tanto per cambiare ci facciamo un panino, con hamburger, e birra. Ripartiamo alle 13.30 e puntiamo decisamente su Padova. Due ore più tardi, dopo una breve deviazione necessaria per ripassare in luoghi di lontane memorie, siamo davanti alla basilica del Santo. Entriamo e la visitiamo con cura, quindi passiamo a fare due passe negli stretti vicoli della città. Ripartiamo, più che soddisfatti, alle 16.50 ed imbocchiamo la A13 in direzione Bologna. Facciamo una lunga galoppata, tirando alle volte il collo alla povera Panda che per tante strade ci ha condotto e non meriterebbe certo questo gesto di irriconoscenza. La nostra fedele compagna, comunque, non si tira indietro e, senza battere un colpo a vuoto, ci consente di arrivare a Bologna alle 18.15. Imbocchiamo il grande raccordo autostradale e ci portiamo sulla A1, che lasciamo dopo circa mezz'ora diretti al camping Piccolo Paradiso di Sasso Marconi, altro classico dei nostri viaggi. Ci facciamo la doccia e, visto che si tratta dell'ultima sera di viaggio, decidiamo di festeggiare andando a cena al ristorante. Non è che stavolta abbiamo fatto un'ottima scelta. Chiudiamo così la giornata alle 22.15, inutile a dirsi, in un buio pesto.

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Sabato 12 Luglio 1986.

Sveglia alle 7.00, il tempo è bello, ma qui non fa notizia siamo in Italia, e la temperatura è già di 16 gradi. Partiamo alle 8.30 puntando diretti a casa per la via più veloce, cioè l'autostrada. Alle 10.15 facciamo una veloce sosta per il pieno di carburante, forse l'ultimo, e riprendiamo il volo. Incrociamo molte vetture con targhe estere, soprattutto tedesche, condotte da persone dai lineamenti chiaramente mediterranei, sono i nostri connazionali emigrati che tornano a casa per le ferie. Arriviamo a casa alle 13.00, giusto in tempo per il pranzo, dopo un giro di ben 10223 chilometri di sogno.

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Conclusioni

Il sogno si è concluso. Domani si torna alla realtà di tutti i giorni. Niente silenziose foreste di conifere e betulle, niente tramonti dal crepuscolo rossastro e infinito, solo un chiassoso mare di macchine, nel quale navigare pericolosamente per raggiungere il posto di lavoro o per tornare a casa dove ci aspettano 400 diapositive riguardando le quali ci tortureremo, per chissà quanto tempo, tra nostalgia e rimpianti, sperando ci sia un'altra volta ...

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